La Galleria Gaburro fa 30 anni e li celebra con una mostra di dialoghi

di - 4 Dicembre 2025

Giorgio Gaburro fondò la sua galleria nel 1995 con il nome di BoxArt, a Thiene, in provincia di Vicenza. Nel 1998, si spostò a San Bonifacio, per approdare, nel 2002, all’attuale sede di Verona, a due passi dal Castelvecchio. Infine, nel 2021, Giorgio e la figlia Cecilia hanno inaugurato la seconda sede della galleria nel cuore di Milano, in zona San Babila. Ecco, in estrema sintesi, la storia trentennale di Galleria Gaburro che, tra i suoi vari spazi, ha visto passare circa 50 artisti italiani e internazionali, organizzando oltre 90 mostre di cui 25 in sedi museali.

A 30 anni dalla sua fondazione, la Galleria Gaburro festeggia questo speciale anniversario nella sede milanese con una mostra del tutto originale, una rappresentazione corale. L’esposizione, curata da Matteo Scabeni, è infatti costituita da sette dialoghi dove gli artisti che hanno segnato la storia della galleria, assieme ad alcune new entries, hanno scelto un collega con cui confrontarsi: Liu Bolin e JR, Emilio Isgrò e Ferdinando Scianna, Marco Cingolani e Andrea Mastrovito, Iain Andrews e Leyla Cardenas, Jan Fabre e Marina Abramovic, Hermann Nitsch e Andrea Cusumano, Daniel Spoerri e Ruben Montini.

Il percorso espositivo, come ci ha spiegato il curatore della mostra, Matteo Scabeni, è suddiviso in tre atti – Prologo, Scena e Catarsi – riprendendo la classica struttura della tragedia greca. Ciascuna sezione contiene i dialoghi tra artisti e l’intera mostra si sviluppa all’insegna della dialettica e della catarsi.

Liu Bolin e JR, Giorgio Gaburro. Trent’anni di Galleria, veduta della mostra, Milano, 2025. Foto: Zima Studio. Crediti: Galleria Gaburro

Innanzitutto, il Prologo. La calma prima della tempesta. La sezione si apre con l’artista cinese Liu Bolin, dal 2009 nella scuderia Gaburro, in dialogo con JR. I due artisti hanno infatti collaborato nel 2016 dando vita a un progetto per celebrare il trent’anni della piramide del Louvre progettata da Ieoh Ming Pei. Nel lavoro a quattro mani, l’artista francese aveva creato una delle sue monumentali installazioni fotografiche in bianco e nero facendo scomparire l’iconica piramide di vetro, mentre Liu aveva inglobato se stesso e JR all’interno dell’opera, attraverso la sua peculiare pratica mimetica. Due approcci alla mimesi totalmente opposti, il cui risultato è racchiuso in una grande foto esposta in galleria, assieme a due inediti bronzi della serie Future di Liu Bolin.

Nelle settimane successive all’opening della mostra, la Galleria Gaburro ha inoltre prodotto nuovi scatti dell’artista invisibile, ambientati a Portofino e Milano, davanti all’Ultima Cena di Leonardo e in Galleria Vittorio Emanuele.

Il prologo prosegue con Emilio Isgrò, maestro delle cancellature e artista storico della galleria. La matrice poetica del lavoro di Isgró marca il Parodo, la prima apparizione del coro nell’orchestra, ma prelude anche al dramma: tra le righe cancellate del suo Codice dei Delitti (2022) traspare infatti più volte la parola “guerra”. Isgrò si confronta con il collega siciliano Ferdinando Scianna, maestro della fotografia e della memoria capace di privare l’immagine di riferimenti precisi e creare scatti universali e senza tempo.

A chiudere il Prologo troviamo Marco Cingolani e la sua pittura fatta di colori, ritmo e sfumatura in dialogo con i lavori di Andrea Mastrovito capace di sviscerare la stratificazione della realtà e della quotidianità.

Arriviamo all’atto centrale della tragedia: la Scena, dove caos e ordine si scontrano e la tensione comincia a crescere. Nella pittura dell’artista Iain Andrews i personaggi e gli scenari si fanno più confusi e indefiniti, accennati da veloci ma sapienti pennellate. A queste immagini caotiche è contrapposto un lavoro tessile Leyla Cardenas, che attraverso una tela tessuta solo in parte sublima e astrae razionalmente la realtà ricercandone l’essenza.

L’apice della tensione tragica giunge all’azione vera e propria della messa in scena: la lotta, la guerra. Jan Fabre si scontra con Marina Abramovic nella leggendaria performance Virgin/Warrior, che si è tenuta nel 2004 al Palais de Tokyo, combattendo una battaglia fisica e simbolica contro la distruzione dell’arte fino alla morte, metafora della sparizione dell’arte. La macabra teatralità di Jan Fabre incontra il superamento dei limiti del corpo portato avanti da Marina Abramovic. A fissare la scena, la morte stessa, incarnata da Skull with canadien horned owl (2018), uno degli iconici teschi in vetro blu di Fabre.

Daniel Spoerri e Ruben Montini, Giorgio Gaburro. Trent’anni di Galleria, veduta della mostra, Milano, 2025. Foto: Zima Studio. Crediti: Galleria Gaburro

Dopo la guerra arriva la calma, il tempo rimane sospeso in una quiete a tratti perturbante, come accade nei Faux Tableau-Pieges (Falsi quadri-trappola) di Daniel Spoerri, dove il momento sembra essere cristallizzato anche se nulla è mai realmente accaduto. Come una festa di compleanno per bambini (Kindergeburtstag (ohne kinder),2017) a cui i bambini, però, non hanno mai preso parte.

In dialogo con Spoerri troviamo Ruben Montini, che dall’autunno 2025 è rappresentato in esclusiva dalla Galleria Gaburro. Se Spoerri suggerisce momenti mai accaduti Montini dà forma a ricordi intimi, momenti familiari e pensieri talvolta dolorosi attraverso delicate installazioni tessili, come un mazzo di fiori e un autoritratto a grandezza naturale. Questi eterei lavori in pizzo e merletti ci parlano in silenzio della battaglia contro l’omotransfobia, portata avanti con determinazione dall’artista anche attraverso performance, come La Sacra Famiglia presentata dalla Galleria Gaburro durante l’art week torinese, che Montini ha eseguito il 2 novembre 2025 nel suo studio a Torino.

Hermann Nitsch e Andrea Cusumano, Giorgio Gaburro. Trent’anni di Galleria, veduta della mostra, Milano, 2025. Foto: Zima Studio. Crediti: Galleria Gaburro

Alla morte segue la Catarsi. A chiudere il dramma troviamo Hermann Nitsch e Andrea Cusumano. La tela rosso sangue di Nitsch si fa reliquia, su cui rimangono impresse tracce di un rituale cruento e purificatore allo stesso tempo. Assistono a questo sacrificio i volti disfatti e tormentati di Andrea Cusumano, silenziosi spettatori del dramma appena concluso.

La tragedia celebrativa di Galleria Gaburro rimarrà in scena fino al 10 gennaio 2026. Oltre alla mostra, per coronare i 30 anni della Galleria Gaburro sarà prossimamente data alle stampe una pubblicazione monografica che ripercorre i momenti salienti e i protagonisti che hanno costellato la storia della galleria dalla sua fondazione a oggi.

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