Antony Gormley, Clearing VII, 2019 (courtesy of David Parry)
Si decuplicano gli appuntamenti del mondo dell’arte a Londra, nella settimana di Frieze London. Immancabile è una visita alla grande mostra monografica dedicata ad Antony Gormley nelle grandi sale della Royal Academy, che segue a quelle di grandi maestri come David Hockney, Ai Weiwei e Anselm Kiefer. Dal 21 settembre al 3 dicembre le Main Galleries ospiteranno una selezione di opere che attraversano i suoi 45 anni di carriera, per quella che la Royal Academy definisce «la sua più ambiziosa mostra degli ultimi 10 anni».
Dopo l’esperimento con la realtà virtuale, con questa mostra si ritorna ad installazioni materiali, del passato e del presente, che producono esperienze immersive in cui i visitatori possano rallentare e divenire coscienti della propria corporeità nello spazio. Vi sono alcune opere degli anni ’70 e ’80 che sono state esposte al pubblico molto raramente e sono proprio tra i lavori che hanno poi condotto Gormley all’uso del corpo per fare arte. Questo percorso attraverso diversi momenti della sua carriera consente inoltre di esplorare il variegato utilizzo che Gormley fa dei materiali organici e industriali come ferro, acciaio, piombo battuto, acqua di mare e argilla.
Tra le opere di spicco vi è Clearing VII, un “disegno nello spazio” costituito da kilometri di metallo attorcigliato che pervadono l’ambiente della sala e costringono lo spettatore ad immergervisi per attraversarla, cercando il proprio percorso. Un’altra è Lost Horizon I, 24 figure umane di ferro in dimensioni naturali che sono sparse letteralmente per tutta la sala, dal pavimento alle pareti, fino al soffitto, sfidando la capacità di orientarci e la percezione dell’alto e del basso.
Antony Gormley (Londra, 1950), è noto per le sue molteplici e diversificate indagini sul rapporto tra la corporeità umana e lo spazio. Tra i vari riconoscimenti è stato insignito del Turner Prize nel 1994, dell’onorificenza di Officer of the British Empire nel 1997 ed è membro della Royal Academy dal 2003. Tra le sue opere più note: Another Place (1997), Angel of the North (1998), Event Horizon (2007).
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