L’alchimia degli elementi al Godai Fest 2025 di Milano: il programma

di - 13 Settembre 2025

C’è un filo sottile, quasi impercettibile, che unisce l’antica cosmologia orientale e le tensioni più urgenti dell’arte contemporanea. È lungo questa linea di forza che prende vita Godai Fest 2025, rassegna milanese che porta nel nome il termine giapponese godai, i cinque elementi — terra, acqua, fuoco, aria e vuoto — attraverso cui si articola la comprensione del mondo secondo la tradizione nipponica.

Non una semplice collettiva, bensì un paesaggio percettivo, un rito estetico in cui la materia si fa metafora e il gesto diventa fenomenologia. Come scriveva Gaston Bachelard ne La poetica dello spazio: “L’immaginazione materiale è al tempo stesso una scienza della sostanza e un sogno della forma”. In questa tensione si colloca Godai Fest: gli elementi non come allegorie statiche, ma come chiavi di lettura di un presente attraversato da crisi ecologiche, conflitti geopolitici e mutazioni tecnologiche.

La costellazione di artisti coinvolti al Godai Fest 2025 — Adelisa Selimbasic, Jacopo Natoli, Genuardi-Ruta, Luca Grimaldi, Josè Angelino, Lucas Recchione, Kimball Gunnar Holth, Ludovico Andrea D’Auria, Flavio Orlando, Yann Leto, Valeria Carrieri, Pamela Pintus, Pietro Moretti, Niccolò Berretta, Sasha Toli, Fabio Giorgi Alberti, Wang Yuxiang e Federico Pestilli, tra gli altri — disegna un panorama in cui pratiche installative, sperimentazioni sonore, pittura espansa e performance dialogano in una coralità che sfugge a manifesti e definizioni. Si tratta piuttosto, per riprendere la categoria classica, di una ekphrasis collettiva del nostro tempo.

Gabriele Silli, organo sommerso

Se la terra richiama il peso del corpo e delle radici, l’acqua diventa flusso migratorio e memoria liquida; il fuoco si manifesta nell’impeto politico e nella potenza trasformativa; l’aria rimanda a trasparenze e sospensioni; mentre il vuoto — concetto sottilmente intraducibile nella nostra tradizione — si offre come matrice del possibile, spazio potenziale dell’immaginazione.

Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane, ricordava che “La leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”. È questa, forse, la postura suggerita dal festival: attraversare gli elementi, non dominarli, riconoscersi parte di un ecosistema simbolico in cui l’arte diventa luogo di ascolto e di resistenza poetica.

Fuoco, Francesca Cornacchini

«Abbiamo realizzato un percorso immersivo grazie alla metratura del Parco ex Paolo Pini e a un sostegno economico più ampio, ottenuto con la vittoria del bando Milano è viva» spiega Cristiano Carotti, direttore artistico. “L’obiettivo è costruire una triennalità: per questa prima edizione vogliamo che il parco diventi un viaggio all’interno dei cinque elementi, passando attraverso la scena indipendente dell’arte contemporanea italiana”.

Del resto, Godai Fest, il festival ideato e diretto da Rodrigo D’Erasmo, Daniele Tortora e da Cristiano Carotti, affonda le proprie radici nell’esperienza di spazi indipendenti come l’Angelo Mai, cuore pulsante della precedente edizione ad Ancona nel 2022. La nuova rassegna restituisce voce a una generazione di artisti che, tra il 2019 e il post-pandemia, ha ridisegnato i confini della sperimentazione italiana: gli Artist of Space, già al centro di studi e mostre come Vera di Damiana Leoni o Materia Nova alla Galleria Nazionale di Roma.

Cristiano Carotti, nido, 2024

L’edizione 2025 si articola in tre sezioni principali: la mostra dedicata agli elementi, la rassegna pittorica curata da Luca Grimaldi e Pietro Moretti, e Godai presenta, sezione installativa che raccoglie interventi trasversali. A queste si aggiunge una sezione di video-streaming curata da Angelica Gatto e sonorizzata live da Roberto Brogaccini.

La rappresentanza simbolica dei cinque elementi è affidata a figure specifiche: Lulu Nuti per l’aria, Christopher Domiziani per la terra, Francesca Cornacchini per il fuoco, Fabrizio Cicero per il vuoto. A questi si somma un “sesto” elemento, l’oltre, concepito e interpretato da Jacopo Natoli con il suo progetto performativo Molto che parla, pensato come traghettamento degli spettatori da un set all’altro.

Un tratto peculiare dell’edizione 2025 è il dialogo tra arti visive e musica, spesso sacrificato nei festival per mancanza di tempo. Tre palchi — quello centrale, il palco Godai e due satelliti — ospiteranno performance ibride: dal “palco del Tornio” costruito da Domiziani, che vedrà esibirsi Rancore e Giuliano Logos, al “palco di pane” di Lulu Nuti, in cui la ricerca sul pane come elemento sacro si intreccerà con le installazioni di Francesca Corrias in un parco commestibile destinato agli animali del luogo.

Gian Maria Marcaccini, Figura Apotropaica (Foldable #7). PH Gian Maria Marcaccini

In questo scenario, Godai Fest 2025 si afferma non solo come festival, ma come laboratorio di pensiero estetico e rito contemporaneo. Un dispositivo alchemico in cui i cinque elementi — e le loro innumerevoli metamorfosi — diventano strumenti di interpretazione del presente e di immaginazione del futuro.

@https://www.twitter.com/AleCrisantemi

Nato nel 1980, è appassionato di arte, con particolare propensione per quella figurativa, collabora con Exibart dal 2008. Nonostante la formazione self-taught nel campo dell'arte, si è affermato nel tempo come esperto di pittura, partecipando alla giuria di numerosi concorsi e collaborando come corrispondente di arte e cultura per varie testate. Tra i vari incarichi per Exibart, cura oggi la rubrica Case ad Arte dedicata alle dimore degli artisti in Italia e all'estero.

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