Lamberto Pignotti, Dissonanze – Art Poetry

di - 6 Dicembre 2021

L’età avanzata per gli artisti non è mai un limite invalicabile. In molti lo hanno dimostrato. In loro la ricerca avanza sempre, procedendo di pari passo con l’esperienza. Bene lo dimostra anche Lamberto Pignotti (Firenze, 1926), tra i più importanti esponenti della Poesia Visiva, fondatore nel 1963 del celebre Gruppo 70 e oggi ancora in piena attività. Abbondantemente superato l’importante traguardo dei novant’anni, non si assesta sul già fatto, anzi non perde occasione per presentare lavori inediti, coerenti con la sua più che sessantennale attività, confermandosi artista perspicace e prolifico. Torna a farlo a Lecce, dove una sua nuova personale dal titolo “Dissonanze” inaugura Art Poetry, nuovo spazio espositivo fondato da Salvatore Luperto, specificatamente dedicato alle sperimentazioni verbo-visuali, vale a dire a quei linguaggi che si muovono sul confine tra letteratura e arti visive, ibridandole. Luperto, già fondatore del MACMA (Museo di Arte Contemporanea di Matino, nel Salento), inserito fin dal 2012 nell’elenco ministeriale dei Luoghi del Contemporaneo in Italia, da tempo si occupa di queste specifiche ricerche, promuovendole in Puglia e oltre, attraverso mostre e pubblicazioni e stringendo rapporti amicali con i maggiori artisti del genere, da Mirella Bentivoglio allo stesso Pignotti. A quest’ultimo Luperto ha già dedicato due dei quattro volumi pubblicati nella collana “Asserzioni” (Milella Editore) di cui è direttore. L’ultimo in ordine di tempo s’intitola “Dissonanze” ed oltre ad un testo di Luperto, raccoglie anche quelli di Carlo Alberto Augieri, docente di Critica letteraria ed Ermenutica del testo all’Università del Salento, e dello stesso Pignotti. Lo stesso ciclo è oggi visibile, per intero, fino al 14 gennaio nello spazio leccese. Diciotto opere di piccolo formato in cui l’artista propone altrettanti enigmi visivi.

Lamberto Pignotti, Dissonanze

Sullo schema quadrettato in bianco e nero dei cruciverba Pignotti ha inserito un’immagine tratta da quotidiani, con la relativa didascalia, e una parola, corrispondente al titolo dell’opera, generando tra le due un rapporto discordante. L’incongruenza tra i due elementi appare chiara fin dalla prima lettura. L’enigma persiste anche se si prova a rompere il legame tra parola e immagine, associandole a definizioni poste al di fuori del cruciverba, che supponiamo esistere ma che ci sono ignote. Tanto più che ad una più attenta visione le immagini, non perfettamente inserite nella quadrettatura, appaiono elementi estranei, inducendo a cercare la loro origine al di fuori dello schema del cruciverba. Nella composizione di ciascuna opera, inoltre, entrano anche il nome e il cognome dell’artista, elementi costanti delle sue opere, non semplice firma ma componente autoriale e sintattica insieme.
In questo nuovo lavoro Pignotti conferma il suo interesse per l’interazione non solo visiva ma anche concettuale tra parole e immagini. Lo spettatore-lettore cerca una continuità fraseologica tra la parola e la definizione della foto e tenta anche un possibile riconoscimento tra la parola e l’immagine, ma ogni tentativo è vano. Ne derivano risultati di volta in volta plausibili ma insensati, sintatticamente forzati o impossibili, il più delle volte totalmente discordanti.
Con le sue “Dissonanze” Pignotti pone il fruitore dinnanzi a degli enigmi visivi e verbali, inducendolo in un primo momento a cercare le possibili associazioni tra l’elemento iconico e quello verbale, e poi, subito dopo, una volta tradita ogni possibilità di rapporto, se non quello della dissonanza, ad interrogarsi sul funzionamento del pensiero. L’obiettivo ultimo dell’operazione, dunque, si rivela essere una metariflessione, un ragionamento sul ragionamento, su quell’attività che induce la mente a cercare ogni possibile contiguità tra ciò che vede e ciò che comprende, o meglio, che crede di comprendere. In una sorta di parallelismo con il principio della buona forma di gestaltiana memoria, secondo il quale la mente tende a riconoscere forme note, scegliendo per loro un aspetto più rassicurante, non necessariamente corretto, allo stesso modo, in ambito verbale, cerchiamo un significato coerente anche là dove non c’è. Pignotti crea un cortocircuito nel funzionamento percettivo, consapevole che l’errore, il gap mentale tra ciò che ci aspettiamo di leggere e ciò che leggiamo concretamente apre la mente ad una riflessione più profonda sul suo funzionamento e sui significati sottesi ad inedite associazioni iconico-verbali.

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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