Le forze invisibili che animano la materia: Yuko Mohri al Pirelli HangarBicocca di Milano

di - 20 Settembre 2025

Come accadeva nel Padiglione Giappone, alla Biennale Arte dell’anno scorso, il visitatore è accolto nello Shed del Pirelli HangarBicocca dai suoni delle installazioni di Yuko Mohri. Qui l’artista ha allestito Entanglements, la più ampia monografica mai dedicata al suo lavoro, a cura di Fiammetta Griccioli e Vicente Todolí. La sala, illuminata naturalmente solo per metà, accoglie sette lavori realizzati tra la metà degli anni Duemila e oggi.

Ci si potrebbe soffermare a lungo sui complessi meccanismi che compongono la maggior parte delle opere trasportate dal Giappone e riadattate allo spazio ma, se questi venissero destrutturati ai loro minimi termini, apparirebbero in realtà piuttosto semplici: alcuni sensori catturano informazioni dall’ambiente circostante, convertono quanto letto in segnali che animano altri oggetti, i quali reimmettono nell’ambiente queste forze invisibili trasformate, spesso, in suoni. La vera complessità non risiede tanto nel dispositivo, quanto nella sensibilità che ne guida la composizione.

Yuko Mohri, Flutter, 2018/2025. Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

La materialità che Mohri impiega è quella degli oggetti comuni, assemblati in strutture dinamiche e precarie, attraversate da pompe idrauliche e circuiti elettrici. Ogni installazione corrisponde a una diversa modalità di captare le correnti impercettibili diffuse nel mondo; d’altronde un’armonia, o disarmonia – come potrebbe suonare quella della mostra – si può raggiungere solo quando si scende a patti con l’ambiente.

Flutter (2018–2025) reagisce alle flebili variazioni luminose dettate dai movimenti impercettibili di pesci e alghe in un acquario, insieme al movimento degli aghi di alcune bussole il cui campo magnetico è perturbato dai solenoidi circostanti. Decomposition (2021–in corso), già vista in una sua variante alla Biennale di Venezia, traduce le alterazioni elettriche della frutta marcescente.

Yuko Mohri, Decomposition, 2021-in corso (particolare). Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

In I/O (2011–in corso) la ricettività è affidata a rotoli di carta pensili, i quali sono influenzati dall’umidità dell’aria e raccolgono la polvere sospesa presente sulla superficie del pavimento. Il visitatore è così posto di fronte a un paesaggio che non richiede solo di essere osservato ma di essere vissuto nell’attesa, nell’ascolto e nella partecipazione a dinamiche che non si lasciano governare. Quando non ci troviamo davanti a una rappresentazione riconoscibile, quelle che emergono sono le qualità condivise da tutti gli oggetti: colore, estensione, movimento, ritmo ma anche gravità e le forze aggreganti e disgreganti della materia fino al livello atomico. Quella che, talvolta, può sembrare astrazione, in realtà è la manifestazione di un’estrema sensibilità per il microscopico e l’invisibile.

Yuko Mohri, You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave, 2018. Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

Il percorso si conclude con You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave (2018), installazione composta da una scala a chiocciola rotante e tre altoparlanti. Il concetto di rivoluzione è al centro di questo lavoro ma non viene evocato solo nella sua accezione materiale – come rotazione –, o politica, come energia collettiva capace di rovesciare un ordine, bensì anche in quella cosmologica, quale moto eterno dei pianeti. Il titolo, tratto da una citazione di Louis-Auguste Blanqui, mira a evocare la sua visione antiprogressista della storia umana, opposta a quella lineare e ottimista tipica del modernismo.

Tramite questa rivelazione, la sensibilità da cui nasce l’intera mostra trova la sua ragion d’essere: amplificare i meccanismi invisibili della realtà non serve soltanto a renderli percepibili, ma a collocare coloro disposti ad aprirvisi all’interno di un sistema di forze.

Yuko Mohri, Moré Moré (Leaky): Variations (Flow #1, Flow #2, Flow #3), 2018 (particolare). Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

All’HangarBicocca, Yuko Mohri non allude più a un’unica emergenza – come quella climatica che dominava il Padiglione Giappone alla Biennale – ma a una pluralità di emergenze possibili. Entanglements, allora, si offre come un esercizio di consapevolezza: affinando la nostra percezione e riconoscendo l’interdipendenza che ci lega al circostante e ai suoi abitanti, la nostra consapevolezza può aprirsi alle molteplici urgenze del presente.

Yuko Mohri, Piano Solo: Belle-Île, 2024. Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio
Yuko Mohri, “Entanglements”. Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025. Primo piano: Magnetic Organ, 2004-in corso. Secondo piano: You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave, 2018 (particolare). Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

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