Amigo & Amigo, Parabolic Lightcloud, 2018. Mixed media. Courtesy the artist and Light Art Collection. Photo © Riyadh Art 2021
Le traiettorie geopolitiche di natura emancipata, ed inclusive passano anche attraverso un uso sapiente della cultura, dell’arte visiva come “giacimento” da utilizzare per alimentare il turismo in modo raffinato e scenografico; così si espande di immenso il Noor Riyadh Festival.
In una fase profondamente tetra per la cultura su scala globale, la perseveranza e la visione porta il Festival della luce e dell’arte come un faro nel quale con il tema “Under One Sky” si diramano trentatré installazioni disseminate nella città, che comprendono tutte le forme d’arte di luce; fra cui sculture, proiezioni, opere cinetiche e coinvolgenti che dialogano con gli spazi ridando una nuova veste al paesaggio urbano e lasciando spesso attoniti i visitatori.
Secondo il curatore Khaled Al-Hazani, “L’arte è un linguaggio universale e la luce è un simbolo indiscusso di speranza; ci auguriamo riesca a illuminare il nostro cammino verso un futuro radioso”. Un futuro che si costruisce proiettandosi tra le città più competitive, ed innovative del mondo.
Questa capacità di sapere cogliere l’essenza si nota anche nelle scelte degli artisti invitati: da Carsten Höller con Light Wall a Daniel Buren con Colored Triangles by Myriad realizzato site-specific, The Cupola di Ilya & Emilia Kabakov, Robert Wilson con Palace of Light e DayDream, Tom & Lien Dekyvere con Rhyzome; ai quali si aggiungono gli artisti sauditi Ahmed Mater, Lulwah Al Homoud, Ayman Zedani, Rashed Al Shashai e Maha Malluh.
Affianca le installazioni disseminate tra il AlNakheel Sports Parke il Diplomatic Quarter General Authority, la mostra “Light Upon Light: Light Art Since the 1960s”; la maggiore retrospettiva di opere d’arte di luce realizzate da trenta artisti.
Composta da Dan Flavin con Untitled (to Sabine and Holger) del 1966-1971, da Lucio Fontana con il capolavoro Ambiente Spaziale e Luce Rossa del 1967, Robert Irwin con Buzy Body, Nancy Holt con Holes of Light del 1973, le forme ibride delle sculture di Urs Fischer e la più nota e camaleontica artista giapponese Yayoi Kusama con l’iconica Infinity Mirror Room – Brilliance of the Souls.
I due progetti a Riyad sono fortemente evocativi, diventano un’esperienza del tempo e della memoria. Riescono a fare crollare le barriere, e a costruire uno scenario fantastico nel quale potere apprezzare la grande arte internazionale.
Sarà possibile visitare l’esposizione “Light Upon Light: Light Art Since the 1960s” presso il centro conferenze KAFD di Riyad, fino al dodici Giugno.
Senza dimenticare che il web aiuterà a documentarci, e a potere respirare anche virtualmente del grande potere della luce sotto il cielo da mille e una notte.
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