L’eredità di Richard Flood: addio al visionario curatore del New Museum

di - 26 Febbraio 2025

Noto critico d’arte e influente curatore, animato da profonda curiosità intellettuale e da una arguzia sui generis, Richard Flood è morto il 16 febbraio, all’età di 81 anni. La notizia della sua scomparsa è stata confermata dal New Museum di New York, dove Flood ha ricoperto il ruolo di curatore capo per oltre un decennio, lasciando un segno indelebile nel mondo dell’arte contemporanea.

Nella sua carriera, Flood ha lavorato in diverse istituzioni di primissimo piano, culminando nel suo ruolo al New Museum, dove ha lavorato dal 2005 fino al suo ritiro, avvenuto nel 2019. In qualità di curatore capo del museo, è stato determinante nel portare l’arte contemporanea in dialogo con il grande pubblico. La direttrice Lisa Phillips, in una dichiarazione rilasciata a Hyperallergic, ha ricordato Flood come «Un uomo unico: curioso, divertente ed estremamente colto», aggiungendo come il suo occhio acuto lo abbia fatto amare sia come collega che come amico.

Prima di lavorare al New Museum, Richard Flood ha affinato le sue capacità curatoriali al Walker Art Center di Minneapolis, dove ha ricoperto il ruolo di curatore capo per nove anni. Il suo incarico al Walker è forse ricordato soprattutto per la mostra Brilliant! New Art from London che, nel 1995, presentò il lavoro di 22 artisti britannici allora emergenti, tra cui Glenn Brown, Dinos Chapman e Jake Chapman, Mat Collishaw, Tracey Emin, Liam Gillick, Damien Hirst, Gary Hume, Sarah Lucas, Chris Ofili e Rachel Whiteread. La capacità di Flood di individuare e coltivare i talenti è stata ulteriormente evidenziata dai sui incarichi come caporedattore di Artforum, come direttore della Barbara Gladstone Gallery e come curatore del MoMA PS1.

Brilliant! New Art from London, veduta della mostra

Nel 2007, Flood ha co-curato, insieme a Laura Hoptman e Massimiliano Gioni, Unmonumental: The Object in the 21st Century, la mostra inaugurale del New Museum nella sua nuova sede sulla Bowery. Con artisti come, tra gli altri, Martin Boyce, Urs Fischer, Claire Fontaine, Manfred Pernice, Abraham Cruzvillegas, Sam Durant, Isa Genzken, la mostra era incentrata sulle pratiche parallele della scultura e del collage e ha rappresentato un momento fondamentale nella programmazione dell’istituzione, rimanendo come una testimonianza dell’approccio lungimirante di Flood al panorama in evoluzione dell’arte contemporanea.

Unmonumental: The Object in the 21st Century, veduta della mostra

Nelle sue mostre, Flood ha affrontato un’ampia gamma di temi, dalla cultura rock e l’autoritratto in Double Album (2008), al concettualismo brasiliano in Rivane Neuenschwander: A Day Like Any Other (2010). La sua mostra The Last Newspaper (2010-2011), che incorporava opere risalenti agli anni Sessanta, ha messo in luce la sua fascinazione per l’intersezione tra arte, media e cambiamenti sociali.

Flood non è stato esente da controversie. In un panel del 2010 al Portland Art Museum, ha notoriamente criticato l’ascesa del giornalismo artistico online, ponendosi come convinto sostenitore della profondità e del rigore della critica d’arte tradizionale. Nonostante questi momenti di contestazione, il suo impegno costante nel mondo dell’arte e le sue idee provocatorie hanno contribuito ad ampliare i confini della pratica curatoriale.

Oltre all’attività espositiva ed editoriale, Richard Flood è stato un appassionato sostenitore degli artisti emergenti. Fu tra i promotori di IdeasCity, un’iniziativa pubblica che, lanciata dal New Museum nel 2011, ha riunito artisti, ambientalisti e poeti, promuovendo dialoghi e sinergie creative in città in tutto il mondo, da New York e New Orleans a Istanbul e San Paolo. Per Flood, questi progetti erano l’occasione di promuovere un cambiamento positivo attraverso i linguaggi artistici.

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