Maurizio Galimberti inaugura la nuova sede di DaDA East gallery a Roma

di - 12 Novembre 2019

DaDA East: una galleria d’arte dedicata alla fotografia contemporanea aperta otto anni a Milano, in una vecchia tintoria degli anni Cinquanta. Al timone la sua giovane quanto determinata fondatrice, Valentina Galimberti. All’epoca 26 anni. Figlia d’arte, in tasca una laurea in Scienze dei Beni Culturali conseguita alla Cattolica. DaDA East oggi sbarca nel cuore di Roma. Con tanta voglia di cambiare. Voglia di scommettere sulla Città Eterna e su quelle sue millenarie energie che, nonostante tutto, continuano a scorrere potenti sotto il manto del degrado urbano. A due giorni dall’inaugurazione capitolina, abbiamo incontrato Valentina Galimberti per un’intervista tra passato, presente e il prossimo futuro.

Come nasce il tuo percorso professionale da gallerista?

«Fin da giovanissima avevo ben chiaro quello che sarebbe stato il mio percorso e quello che sarei voluta diventare: liceo artistico e laurea in scienze dei beni culturali. Avrei voluto una specialistica in storia della fotografia, ma mai dire mai! Durante gli studi non riuscivo più a trovare riscontro tra quello che erano i miei sogni e la realtà. È iniziata così la mia straordinaria esperienza presso Forma, la fondazione di fotografia tra le più importanti in Europa con annessa la galleria. Ho avuto l’opportunità di seguire l’organizzazione, l’allestimento e tutto il backstage di alcune delle mostre più importanti in Europa per la fotografia curate dalla grandissima Alessandra Mauro di Contrasto: Mario Giacomelli al Les Rencontres di Arles, Robert Capa alla Fondazione… A questa esperienza devo tutto, è stata una scuola di fotografia e di vita! Dopo i primi tre anni in cui mi sono occupata delle mostre, ho iniziato quella che sarebbe stata la mia lunga storia d’amore: la galleria. Credo non ci sia nulla di più bello del collezionismo fotografico: “collezionare fotografia è collezionare il mondo!”. Dopo questi 5 anni meravigliosi, ho sentito l’esigenza di andare avanti con le mie gambe e di avere una mia galleria. Avevo 26 anni quando ho aperto la mia DaDA East in una vecchia tintoria degli anni Cinquanta decaduta e decadente in una Milano creativa, in via Varese, quartier generale dell’archistar Michele De Lucchi, di case di produzione e pubblicitarie».

Quale programma hai portato avanti a Milano?

«Ho organizzato diversi tipi di mostre e presentazioni fotografiche, da Maurizio Galimberti a Franco Fontana e Ferdinando Scianna, alla presentazione di libri di grandi miti (donne!) come Grazia Neri».

Come mai la scelta di trasferirti a Roma? Quali sono le tue aspettative nella capitale?

Sono stati anni bellissimi quelli milanesi, ma ora DaDA East cambia volto, cresciamo insieme in un’altra città, un progetto dettato dalla voglia di cambiare: DaDA East apre i battenti a Roma. Un sogno nel cassetto che diventa realtà, approdare con la mia DaDA East a Roma, così da avere la possibilità di promuovere i miei artisti e i loro progetti, in due città così diverse per cultura e imprinting.

Roma è una città magica, giro con il naso all’insù e mi perdo nella sua bellezza. Ti abbraccia. Ci sono alcune delle gallerie più belle secondo me a livello europeo, anche di fotografia: ho quindi delle aspettative molto alte! Peraltro, una fascia molto importante di miei collezionisti sono romani, pur non avendo mai fatto nulla qui!».

Ci descrivi il tuo nuovo spazio romano?

«Rimanendo legata al mio spazio milanese, la nuova sede di DaDA East è una vecchia stalla in una delle piazze di Roma per me tra le più suggestive, piazza Mattei. Siamo all’interno di Palazzo Costaguti, in un piccolissimo spazio abbellito da un soffitto antico, un vecchio portone verde e un’incredibile energia».

Con quale mostra inauguri?

«L’opening – giovedì prossimo – sarà con una mostra di Maurizio Galimberti “the best instant works”, una selezione di suoi mosaici Polaroid scattati in giro per il mondo e di scatti singoli, per me capolavori, che raccontano il suo viaggio attraverso la sua visione.

Maurizio oltretutto è mio padre… la mia passione o meglio dire “ossessione” per la fotografia nasce già da bambina. I primi ricordi che ho sono proprio di quando mio papà veniva a chiamare me e mia madre nel cuore della notte per vedere i suoi primi progetti di fotografia in camera oscura. Ai tempi, erano gli anni ’90, e mio padre seguiva l’impresa edile di famiglia, ora è un grande artista».

Hai già definito il calendario delle tue attività per il 2020?

«La mostra di mio padre durerà fino al 10 gennaio prossimo dopodiché, insieme a Benedetta Donato, stiamo realizzando una selezione di opere dalla collezione Mario Trevisan, una delle più belle collezioni di fotografia. Una delle prossime mostre probabilmente sarà un progetto legato ai teatri (Silvia Camporesi), ma non ne sono ancora certa…».

Quali iniziative collaterali intendi mettere in campo? Conti, per esempio, di partecipare a delle fiere?

«Sono in programma, con una cadenza quasi mensile, degli incontri legati alla fotografia, con artisti, con scrittori, ecc.

Sicuramente parteciperemo al Mia Photo Fair a Milano a cura di Fabio Castelli, e nella sezione dedicata alla fotografia di Artefiera a Bologna. È mio interesse quello di selezionare alcune fiere importanti, però non solo legate alla fotografia, ma all’arte contemporanea in generale».

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