Max de Esteban: l’arte come riflessione sul “regime tecnologico”

di - 6 Agosto 2025

L’opera di Max de Esteban (Barcellona, 1959) è attualmente visibile – fino al 5 ottobre – alla Fundación Díaz-Caneja di Palencia, nell’ambito della mostra What Will I Do with Fear, curata da Lorenza Pignatti. La mostra riunisce alcuni dei suoi lavori più rilevanti degli ultimi anni: la serie fotografica A Forest (2018), il video What Will I Do with Fear (2019), la serie fotografica White Noise (2020) – esposta al pubblico per la prima volta – insieme al suo video omonimo, l’opera Rhetorics of Silence (2023) e il video Seven Minutes (2021). Nelle parole della curatrice, queste opere ci invitano a riflettere «senza nostalgia né apocalisse sugli sviluppi del prossimo futuro, con la consapevolezza di essere parte di cambiamenti accelerati in cui predominano l’immediatezza e la possibilità della catastrofe».

Max de Esteban è una delle voci più incisive e concettualmente impegnate dell’arte contemporanea internazionale. La sua carriera è stata, fin dall’inizio, una convergenza di conoscenze tecniche e umanistiche: formatosi in Economia e Commercio (Università Ramon Llull), Ingegneria (UPC) e con un MBA a Stanford, la sua pratica artistica è permeata da una profonda comprensione delle strutture che governano il mondo odierno, in particolare quelle di natura tecnologica e finanziaria. Questo background, lungi dall’essere aneddotico, costituisce la spina dorsale del suo lavoro.

De Esteban lavora principalmente con media come la fotografia, il video e i linguaggi digitali, sebbene la sua produzione non si limiti a una tecnica specifica, ma si articola piuttosto come un sistema critico aperto a molteplici forme di espressione. Il suo focus è l’analisi della condizione umana nel contesto di un’epoca dominata da quello che potremmo definire un regime tecnologico: una rete di potere invisibile ma onnipresente, sostenuta da discorsi scientifici, interessi economici, architetture algoritmiche e tecnologie di sorveglianza.

Il suo lavoro non cerca di illustrare questi concetti, ma piuttosto di metterli in discussione criticamente, svelando i meccanismi che naturalizzano la sovrapproduzione di immagini, la logica estrattiva della conoscenza biopolitica o la simulazione della libertà nell’iperconnettività digitale. Come artista, si interroga non solo su “cosa” vediamo, ma anche su “chi” decide cosa viene visto, in quali condizioni e con quali conseguenze politiche, sociali e soggettive. Le sue opere funzionano come dispositivi di pensiero, capaci di innescare riflessioni sulle strutture invisibili che plasmano la nostra percezione ed esperienza del mondo.

Proiezione del video “7 Minutes” di Max de Esteban alla Fundació Miró di Maiorca. Per gentile concessione dell’artista.

Il suo riconoscimento internazionale è ampio e duraturo. Ha esposto in importanti musei come la Central European House of Photography di Bratislava (2012), il Deutsche Technik Museum di Berlino (2015), La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona (2018 e 2022), il Centro Galego de Arte Contemporánea di Santiago de Compostela (2019) e il Museo Universitario Arte Contemporáneo di Città del Messico (2021). Ha inoltre partecipato a importanti eventi come la Biennale di Cuenca (2023), la Triennale di Yokohama (2020), la Biennale del Cairo (2019), la Biennale dell’Avana (2019) e la Biennale FotoFest di Houston (2016).

Il lavoro di Max de Esteban fa parte di numerose collezioni istituzionali e museali di rilevanza internazionale, tra cui il Museum of Fine Arts di Houston, il Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, il Deutsche Technik Museum di Berlino, il Col·lecció Nacional de Fotografía de Catalunya, il Centro Galego de Arte Contemporánea, il Wifredo Lam Contemporary Art Center di Cuba e il MACBA – Museu d’Art Contemporani di Barcellona.

In definitiva, Max de Esteban non è solo un artista visivo; è un pensatore critico che usa l’arte come campo di indagine sulle tensioni tra tecnologia, ideologia ed esistenza. La sua opera lancia un lucido monito su possibili futuri e ci invita, attraverso l’arte, a immaginare alternative in un presente saturo di automatismi.

De la serie fotográfica ‘A Forest’ (2018) de Max de Esteban.

L’articolo Max de Esteban: el arte como reflexión sobre el «régimen tecnológico» è stato pubblicato originariamente su exibart.es. Clicca qui per accedere alla versione in spagnolo.

Articoli recenti

  • Arte antica

Orazio Gentileschi: la grande retrospettiva ai Musei Reali di Torino

Una grande retrospettiva ai Musei Reali restituisce centralità a Orazio Gentileschi, maestro del Seicento a lungo rimasto all’ombra dei giganti…

22 Gennaio 2026 18:45
  • Arte contemporanea

Desert X AlUla 2026: uno sguardo al festival di land art nel deserto dell’Arabia Saudita

Tra oasi, imponenti montagne di arenaria e antiche città cristallizzate nella roccia, ha preso il via Desert X AlUla 2026,…

22 Gennaio 2026 16:17
  • Musei

Il MAXXI nel 2026: grandi ritorni e una piazza che cambia volto

Grandi mostre e nuovi cantieri urbani: il MAXXI presenta un 2026 segnato dalla creatività italiana, ma aperto alle urgenze globali…

22 Gennaio 2026 12:53
  • Teatro

Non posso narrare la mia vita, l’omaggio di Andò a Enzo Moscato

Voce profonda della drammaturgia contemporanea, il compianto Enzo Moscato è la figura centrale dello spettacolo omaggio di Roberto Andò con…

22 Gennaio 2026 12:30
  • Arte contemporanea

Il Max Mara Art Prize for Women diventa nomadico e guarda all’Asia

Il Max Mara Art Prize for Women si apre a una nuova fase globale: la decima edizione sarà sviluppata in…

22 Gennaio 2026 11:00
  • Arte contemporanea

Cinque cose da sapere su Anselm Kiefer, in attesa della mostra a Milano

Aspettando la mostra Anselm Kiefer a Palazzo Reale di Milano, in apertura dal 7 febbraio al 27 settembre 2026, cinque…

22 Gennaio 2026 10:30