Palazzo Palumbo Fossati, Venezia
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Parole sagge, quelle di Venditti, parole che sembra naturale dedicarle, oggi, a Michela Rizzo, che dopo undici anni torna a Palazzo Palumbo Fossati. L’abbiamo raggiunta, alla vigilia di due inaugurazioni: una mostra collettiva, Boulder, che celebra i tanti in Giudecca, e la personale di Andrea Mastrovito, Quando finisce il cielo, che ri-apre, in termini di spazio, il percorso della galleria – a cui personalmente auguro tanto bene.
Michela, nella storia della Galleria l’ultima mostra a Palazzo Palumbo Fossati risale al 2014. Oggi, 11 anni dopo, fai ritorno. Come mai questa scelta?
«Inizialmente lasciare lo spazio in Giudecca è stata una scelta obbligata. Quella fantastica dimensione di luogo dedicato all’arte e agli artisti è destinata a subire una sostanziale trasformazione. Quando si è concretizzata la possibilità di tornare a palazzo Palumbo non ho avuto esitazioni. Un luogo che ho molto amato, dove abbiamo potuto organizzare mostre di grande qualità e dove avrò modo di continuare l’attività mantenendo un livello di alto profilo».
È il 2013 l’anno in cui inauguri la sede in Giudecca. Cosa lasci e cosa resta nel bagaglio di questi 12 anni?
«Resta tantissimo. Circa una sessantina di mostre, artis9 fantastici e grandi soddisfazioni. Intense le collaborazioni con i curatori, belle le inaugurazioni nel giardino comune, emozionante la scoperta della Giudecca, isola fino a un po’ di anni fa considerata margine della città. Lascio poco perché mi porto dentro tanto…».
Qualche mese fa, in sinergia con Simone Frittelli, hai aperto uno spazio a Milano. Come cambia la scena rispetto a quella veneziana e in che modo può essere o è un valore aggiunto rispetto alla sede d’origine?
«Lo spazio a Milano è ancora in via di avviamento. Abbiamo aperto il 2 ottobre e poi entrambi siamo stati travolti dagli impegni precedentemente presi. Sarà il 2026 l’anno della vera partenza, con un programma ancor in via di sviluppo … ma anche in questo caso, sia io che Simone intendiamo metter mano a tutta la nostra esperienza per realizzare il miglior progetto espositivo possibile, quanto meno rispetto alle nostre forze. Diamoci un appuntamento per riparlarne tra un anno!».
Sei alla vigilia di un cambio di sede, come ti senti? E poi stai aprendo due nuove mostre e vieni dalla partecipazione alle fiere di Verona e poi Artissima. Come stanno il sistema dell’arte e il mercato?
«Mi sento in corsa…con poco tempo per pensare, perché c’è davvero troppo da fare. Felice – alla fine – del cambiamento, preoccupata – come sempre – per il prossimo futuro, che sicuramente mi metterà di fronte a sfide da affrontare, ma anche entusiasta e cautamente ottimista. Domani inauguriamo due bellissime e diversissime mostre: Boulder, la collettiva che concettualmente parte da una serie di lavori di Hamish Fulton e che apre al dialogo con altri 10 artisti, in Giudecca, e la personale Quando il cielo finisce di Andrea Mastrovito, con lavori potentissimi a Palazzo Palumbo. Una chiude l’attività espositiva e l’altra la riapre dopo undici anni. Verona quest’anno mi ha dato qualche buona soddisfazione, Artissima si conferma una bellissima fiera, dove ormai ci sentiamo a casa. Il mercato dell’arte mi sembra sempre ballerino, a volte intuisce le potenzialità di un artista, in altri casi è proprio asino… i grandi giochi, in ogni caso, purtroppo si svolgono altrove… Io da anni sopravvivo eroicamente».
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