I DORMIENTI, 1998-2020 ph. Carlo Vannini, Courtesy Cardi Gallery Milano
I Dormienti di Mimmo Paladino potrebbero essere chiamati anche âMisteriâ, portano come retaggio gli strascichi della terra natia dellâartista, la Valle Caudina, carichi di presagi e riti propiziatori che si dipanano in insolite memorie ataviche collettive. Nascono alla fine degli anni Novanta, quando li espone per la prima volta a Poggibonsi (1998). Altri Dormienti in terracotta sono stati realizzati per la grande mostra negli spazi sotterranei della Roundhouse di Londra (1999), in dialogo con un impianto sonoro appositamente ideato dal musicista, compositore e produttore britannico Brian Eno. A oltre ventâanni di distanza, lâartista propone con un nuovo allestimento pensato appositamente per lo spazio della Cardi di Milano. Queste sculture potrebbero far pensare ai calchi ritrovati a Pompei dopo lâeruzione del Vesuvio, ma in realtĂ nascono dalla riflessione dei ricoveri di guerra inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale dei disegni realizzati nel 1944 da Henry Moore. Nella penombra dello spazio assorto della galleria milanese sâintravvedono 32 sculture distese a terra che sembrano riposare, nascono dalla terra e dal sonno vengono liberati dalla pesantezza del corpo per divenire soffio evanescente che si libera nellâaria grazie alle sottili e magistrali composizioni musicali di Eno.
Nel corso di diversi decenni di assiduo e incessante lavoro lâartista ha saputo ricercare lâemotivitĂ e lâessenzialitĂ dellâimmagine e una propria personale individualitĂ creativa. Il lavoro nasce essenzialmente dallâintreccio di memorie costrette a vivere in una situazione transitoria; entrano nello spazio della rappresentazione e escono per incarnarsi dentro la realtĂ . Egli stesso ci confida: âcredo che lâopera dâarte sia enigmatica, complessa e completa quando riesce a contenere molti dettagli che si svelano con il tempo e comunque non si svelano mai completamenteâ. In tutto il lavoro di Paladino câe qualcosa di misterioso che attrae e fa riflettere, persino il poeta Giuseppe Ungaretti, in una conversazione del 1961 con Leonardo Sinisgalli, confessava di avere questa concezione della poesia: âla poesia â scriveva â  deve contenere un segreto, perchĂŠ la poesia è poesia quando porta in sĂŠ un segreto. Se la poesia è decifrabile nel modo piĂš elementare non è poesiaâŚâ. Nellâopera Äi Mimmo Paladino i misteri e la poesia stanno racchiusi dentro angoli sperduti della rappresentazione, tra segno, materia e apparizione. Nel suo lavoro non vi è alcun tentativo di evidenziare lâesterioritĂ delle cose, una trama ben precisa di un racconto, ma di considerare lâevento in una dimensione molto piĂš profonda e sospesa. Paladino, costruendo situazioni volutamente non definite evita che la figurazione diventi descrizione e puro riporto. Le sue proiezioni interne-esterne, tra dato bidimensionale e volumetria, tra materia e vuoto nascono dallâesigenza di dare corpo alle âemergenze interioriâ, di procedere per frammenti e per lacerti raggrumati e insoliti di realtĂ . Nel suo lavoro è ben presente la parvenza dellâimmagine, il senso della precarietĂ e anche una certa nascosta e fascinosa ironia. A Paladino piace indagare questo ruolo sottile, nel tentativo di capovolgere continuamente le situazioni al fine di recuperare un modo di essere diverso nelle cose. Insomma, lâartista ha bisogno che i fantasmi del pensiero e della storia passata emergano, che i fantasmi e i frammenti dellâimmagine vivano dentro i luoghi immaginari della visione.
Quella di Paladino è certamente una complessa figurazione che si alimenta di precari frammenti di senso, dove il tempo, carico di mistero, sembra scuotere e alterare le immagini, accumulandole in una zona intransitabile fino a convogliarle nella precarietĂ della visione tra dualitĂ , scissione dellâio e il grande vuoto. Una visione carica di suggestioni, intenta a evidenziare lâoscuro mistero della rappresentazione â come scriveva Roberto Daolio â âil mistero scavato e portato in superficieâ. In fondo, la vita non è altro che un incessante e temporaneo succedersi di presenze e azioni, ricomposti dentro una cupa apparenza di unâurna alla ricerca di un destino e di un sonno comune.
In questa mostra milanese, lâinstallazione dei Dormienti è accompagnata al primo piano dello spazio della galleria anche da una grande opera inedita, Sunday Morninâ Cominâ Down, composta da 100 disegni realizzati nel corso del 2020, una sorta di un grande puzzle nel quale i frammenti delle immagini convergono a creare un unicum, tra presenza e memoria.
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