Miracle, Emilio Ferro, installazione per la Cappella di San Rocco, ph. Roberto Conte
MIRACLE è l’installazione site-specific permanente ideata da Emilio Ferro per la Cappella di San Rocco di Vicoforte, in Provincia di Cuneo. Un luogo pregno di spiritualità e poetico lirismo che rappresentava uno dei punti di riferimento dell’itinerario per i fedeli che nel XVII secolo affrontavano il pellegrinaggio fino al Santuario di Vicoforte, celebre per i suoi numerosi miracoli. L’artista, classe 1988, da sempre attratto dai temi che intrecciano le implicazioni profonde tra essere umano e natura, paesaggio antropizzato e quello naturale, luce e ombra, attraverso la contemplazione del paesaggio immagina traiettorie nuove che attraversano l’architettura dell’antico edificio e suggeriscono percorsi inesplorati: la matericità della natura viene proiettata verso la trascendenza mistica.
Alla stregua del pensiero filosofico di Berkeley, la luce diventa lo strumento per creare mondi paralleli, attraverso la costruzione di architetture immateriali che si inseriscono nel luogo modificandone la percezione. La luce viene indagata nella sua dimensione sensoriale, per creare una realtà che meravigli lo spettatore.
Tutto si gioca sulla percezione e la sua distorsione: il primo elemento dell’installazione consiste in una struttura metallica di luce, sospesa, dalla forma a punta, con uno sviluppo totale di oltre 18 metri, che attraversa lo spazio interno della Cappella proiettandosi al di fuori di essa e indicando la via verso il Santuario. Nello spazio esterno retrostante, un grande ciliegio sorregge una lunga linea metallica di luce di oltre sei metri: una forza generatrice che germina dal terreno e, grazie alla guida gentile dei rami, si indirizza verso la Cappella, per completare il suo percorso nella freccia luminosa che guida idealmente il pellegrino di oggi.
Il pellegrino contemporaneo, infatti, è chiamato a intraprendere il cammino nella natura e nell’arte alla ricerca di sensazioni extra-ordinarie, di radicamento, ma anche di scoperta e elevazione, in un viaggio dal significato profondo e simbolico che porti al miracolo.
Miracolo di cui è stato spettatore lo stesso Ferro: il ciliegio selvatico completamente bruciato dominava l’atmosfera con la sua ombra senza vita. Sebbene l’albero sembrasse destinato a rimanere spoglio e scorticato, durante i preparativi dell’opera, delle timide gemme hanno iniziato a colorarne i nudi rami fino a esplodere in un tripudio di fiori: la concretizzazione più romantica e naturale del processo creativo dell’artista, che attraverso la trasformazione porta alla creazione e quindi alla nascita.
L’installazione è stata presentata l’8 maggio, nell’ambito di Landandart – andar per arte, progetto promosso dall’associazione culturale VIA, per la valorizzazione del territorio della provincia cuneese attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea.
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