Andrea Bolognino, SuperOtium, Napoli, 2024
Ci sono molti modi per visitare una città. Alcune scelte diventano determinanti per incontrarla e qualificano il tipo di ospite: abituale o di passaggio, viaggiatore, turista, pellegrino. Omettiamo, stavolta a torto, le definizioni in inglese, tedesco, spagnolo e francese, con le loro sottili sfumature, benché il pubblico di frequentatori di SuperOtium, a Napoli, sia tipicamente internazionale. Potremmo definirlo un art o boutique hotel ma i suoi fondatori, Nicola Ciancio e Vincenzo Falcione, preferiscono la più familiare denominazione di residenza. Rispetto alle altre strutture ricettive per le quali le opere d’arte hanno un valore per lo più decorativo o connotativo, all’interno di SuperOtium si svolgono residenze d’artista e una fitta programmazione culturale. Una vita parallela a quella del riposo che si svolge nelle stanze.
L’arredamento, la luce, la piccola biblioteca, le superfici funzionali che si trasformano, ogni cosa racconta di riunioni, talk e confronti tra artisti, curatori, addetti ai lavori, appassionati, invitati stavolta, in occasione di Look Closer 7 opere in camera da letto, a entrare eccezionalmente nelle stanze degli ospiti. Dal 25 giugno al 27 ottobre 2024, lo spazio privato, benché temporaneo, delle stanze di SuperOtium è infatti conciliato con quello espositivo. Una convivenza che, nel giorno dell’inaugurazione, ha forzato i limiti della dimensione personale dei viaggiatori i quali – quasi tutti – hanno accettato di buon grado di cedere un po’ della loro intimità: un risultato positivo che è sempre una incognita, racconta Nicola Ciancio, in veste di curatore. La mostra collettiva, diffusa nelle sette stanze, invita a conoscere le diverse linee di ricerca che rappresentano in senso molteplice la scena artistica cittadina.
Realizzati con tecniche artistiche tradizionali rivisitate, i lavori aprono uno scorcio sulla produzione degli autori ed esprimono le scelte e la linea dei curatori che li hanno selezionati: il disegno minuto e immaginifico di Andrea Bolognino, artista invitato da Francesca Blandino per la Collezione Agovino, la calcografia che diviene campo di sperimentazione nei nove pannelli stratificati di Martina Di Gennaro, indicata da Maria Corbi, Luca Gioacchino di Bernanrdo, scelto da Martina Campese e Marta Mazzoni per Attiva Cultural Projects, che ha ibridato grafite, inchiostro e collage per un’opera nata dal serrato confronto con Skizo corpus philosophica del 1974 di Gianfranco Baruchello.
E ancora, Mariapia Pellegrino indicata dal duo Bianco Valente, che lavora sulla relazione a partire dalla pittura, tecnica con cui si confronta anche Erk14 (Valerio Sarnataro) con la giocosa e affastellata tela dipinta che allude a un universo quotidiano e personale che diviene sintomo di uno stato interiore, come osserva nel suo testo di presentazione Giulio Raffaele. Gli acquerelli di 8Ki (Gianfranco De Angelis), proposto da Marco Izzolino, reclamano una dimensione sociale, abbracciando il tema delle migrazioni nel Mediterrano, e installativa, poiché i 119 pezzi sono distribuiti lungo una intera parete di una delle stanze.
Meno tradizionale per tecniche scelte, modalità installativa, portata visiva è l’installazione mimetica di Dario Biancullo, FEMMINELL’ FOR A SAITTELLE: una camera da letto allestita in una camera da letto. L’artista e designer napoletano lavora con tessuti di scena e di case di moda rielaborati, trasformati, in alcuni casi stampati e ricuciti, con i quali imbastisce un discorso critico che passa inevitabilmente per la presentazione estetica condivisa dallo stesso curatore Lorenzo Xiques Lopèz, che cita le parole dell’autore: «Dalla diretta esperienza paranoica e deviata delle case neomelodiche napoletane, di altarini e merletti dorati, i monacielli e le apparizioni mariane riappaiono nelle turbe delle notti passate nel web a cercare droga e sesso, e nei corpi e i tessuti della mia camera da letto».
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