Horse Power (courtesy Nico Vascellari)
È stata inaugurata ieri sera al MAXXI la VideoArt Week, in occasione della quale Nico Vascellari ha presentato in anteprima nazionale il suo ultimo lavoro Horse Power. Si tratta dell’opera che è stata prodotta per rappresentare l’Italia alla Biennale di Lione di quest’anno.
Horse Power mette in scena, in una Cinecittà post-industriale e selvatica, 9 automobili a cui è stato rimosso e sostituito il cofano con delle sculture in cera raffiguranti degli animali a grandezza naturale. Per tre giorni e tre notti queste auto sono state filmate scorrazzando per l’area quasi fossero degli animali.
Non è una narrazione e, pur avendone i tratti, non è un documentario: si tratta di una «documentazione di un esperimento performativo», spiega Vascellari al talk seguente la proiezione, in cui i driver sono stati lasciati liberi di guidare come volevano a condizione che lo facessero imitando il comportamento dell’animale sulla propria auto.
L’idea nasce da uno studio fatto sull’uso dell’animale nella storia delle rappresentazioni umane, dagli arazzi al marketing, e culminato negli stemmi delle automobili: sono infatti almeno 40 le case automobolistiche che hanno un animale nel proprio stemma. Di qui la scelta di Vascellari per gli animali del suo video.
«Nel corso della storia l’uomo ha sostituito la sua forza con quella dell’animale e poi la forza dell’animale con quella della macchina» dice ancora Vascellari. Con questo lavoro l’artista di Vittorio Veneto intende chiudere in un cerchio questi tre poli, ponendoli in una relazione oppositiva e allo stesso tempo sintetica.
Motori che ruggiscono, carrozzerie impolverate che sanguinano olio, inseguimenti-tamponamenti di caccia notturna, duelli frontali a scornarsi: complice una colonna sonora composta ad hoc da Vascellari stesso con Rocco Rampino, lo sguardo dello spettatore viene in più momenti sviato e indotto in modo straniante ad empatizzare con animali che in effetti non ci sono, perdendo di vista le macchine (e ancor più i loro autisti) che sta osservando. Horse Power riesce così a creare un teatro un po’ futurista e un po’ post-industriale in cui uomo, animale e macchina arrivano a con-fondersi nel compiersi di una danza selvaggia e meccanica.
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