Cao Fei, Supernova, foto di Daniel Richard Passafiume, courtesy Fondazione MAXXI
La prima personale in Italia dell’artista multimediale Cao Fei (1978), una delle personalità più interessanti del panorama artistico contemporaneo, si preannuncia al visitatore con un polipo gigante gonfiabile, abbarbicato con i suoi tentacoli al secondo piano della lobby del museo. Una premessa animalier prima di entrare nello spazio espositivo vero e proprio, concepito come l’evocazione di una sala cinematografica, in cui sono allestite le opere del progetto HX. La sigla fa riferimento al quartiere di Hongxia, distretto dell’industria tecnologica di Pechino tra gli anni Cinquanta e Settanta e oggi fucina di vita artistica dove anche l’artista vive e lavora.
Punto focale di questo lavoro, ancora in fieri, è il vecchio cinema della zona, a cui si allude nell’esposizione con una fila di sedute ribaltabili vintage in legno, tipiche delle vecchie sale cinematografiche. Su queste ci si accomoda per vedere il lungometraggio Nova (2019), che mette in scena un futuro surreale, ambientato in una città di fantasia, dove lo scienziato di una società di ingegneria informatica sottopone il figlio a un tragico esperimento, trasformandolo in un’anima digitale imprigionata in un mondo computerizzato. La visione prepara all’installazione di realtà virtuale The Eternal Wave (2020), prodotta con Acute Art, e al leit motiv della mostra, incentrato sul tema dell’ossessione del progresso e su suoi effetti alienanti sull’umanità. Il titolo “Supernova”, una stella che esplodendo aumenta la propria energia e luminosità, allude appunto alla frenesia contemporanea e alle trasformazioni della società e delle metropoli cinesi (e non solo).
Come preannunciato in RMB City (2007), Haze and Fog (2014) e La Town (2004), celebri lavori che affrontano il tema della città contemporanea e nello stesso tempo immaginaria (in un’intervista del 2014 con Charles Schultz l’artista cita le “Città invisibili” di Italo Calvino). Storie sospese tra realtà e fantasia, con un tocco di ironia, a volte contenenti riferimenti personali, per esempio nell’installazione Isle of Instability (2020) – commissionata da Audemars Piguet Contemporary, anche sponsor della mostra – realizzata dall’artista con sua figlia durante il soggiorno forzato a Singapore, a causa della pandemia. Nell’opera vengono esplorati i risvolti psicologici dei mesi trascorsi in isolamento.
“Cao Fei cresce a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, in un’epoca di drastici cambiamenti per una Cina che inizia a aprirsi al resto del mondo. Utilizza tutti gli strumenti che ha a disposizione per esplorare il mondo esterno e riesce a trasformare queste fonti di ispirazione in un sistema espressivo personale e straordinariamente eclettico che restituisce sogni, piaceri, paure e bisogni della sua generazione”, sottolinea Hou Hanru, direttore artistico del MAXXI e curatore della personale insieme a Monia Trombetta. Diplomata alla Guangzhou Academy of Fine Arts nel 2001, Cao Fei ha esposto in tutto il mondo, dal MoMA PS1 (sede distaccata del Museum of Modern Art di New York) al Palais de Tokyo a Parigi, alla Tate Modern di Londra e alla 56ma Biennale d’Arte di Venezia. Di recente, con Tilda Swindon e Sir David Adjaye, ha fatto parte della giuria di Chanel Next Prize 2021, premio internazionale biennale, a supporto di creativi emergenti di diverse discipline.
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