Un visitatore su sedia a rotelle ha duramente criticato la Tate Modern per “In Real Life”, la grande mostra dedicata a Olafur Eliasson, della quale vi abbiamo già raccontato, a causa di una questione più etica che estetica. E non si tratta di ambientalismo ma di accessibilità . Oggetto del contendere è l’installazione del tunnel specchiante, accessibile solo tramite una scalinata. Si tratta di Your Spiral View, un traforo di otto metri, presentato per la prima volta nel 2002 e composto interamente da piastre d’acciaio che trasformano le superfici interne in una sorta di caleidoscopio. Ciara O’Connor, contributor per l’Irish Sunday Independent, ha immediatamente descritto su Twitter l’episodio che l’ha vista vittima e il post è stato condiviso e commentato da migliaia di utenti.
In effetti, più che all’opera di Olafur Eliasson – che pure ha le sue legittime necessità d’allestimento – la critica è rivolta all’organizzazione della Tate Modern, che non ha pensato di mettere a disposizione degli utenti diversamente abili una semplicissima rampa per facilitare l’accesso.
Al post ha risposto anche lo stesso Eliasson, scrivendo che Your Spiral View è «vecchia» e che avrebbe trovato una soluzione con la Tate. Ma, successivamente, il museo londinese ha rilasciato una dichiarazione in cui, oltre alle dovute scuse per l’episodio, ha spiegato che, dopo aver condotto una valutazione completa, è stato impossibile stabilire un modo per rendere accessibile in sicurezza per l’opera anche agli utenti su sedia a rotelle: «Riconosciamo che la scelta di esporre Your Spiral View ha creato problemi di accesso e ce ne dispiace ma i commenti che abbiamo ricevuto saranno presi in considerazione per le prossime decisioni».
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