Ornaghi & Prestinari, Talking Objects – Off

di - 10 Ottobre 2022

Off Gallery è un nuovo spazio a Bologna, che, aperto prima della pandemia, ha dovuto subito richiudere e sta tornando ad operare proprio ora. Si caratterizza come spazio ibrido dove il display gioca con le interrelazioni tra design ed arte contemporanea. Il direttore e designer Giovanni Cattani ha voluto fare una scommessa basata sul dialogo tra discipline limitrofe i cui confini sfumano a seconda del gradiente di utilità o di “estetica disinteressata” appartenente agli oggetti in mostra. Il duo milanese Ornaghi & Prestinari è risultato particolarmente adatto alla curatrice Manuela Valentini per intessere un dialogo con lo spazio e i suoi rivestimenti intitolando la mostra “Talking Objects”. La poetica di Ornaghi e Prestinari si è incuneata felicemente ed adattata alle diverse ambientazioni con cui lo spazio è caratterizzato. La prima scultura degli artisti che si incontra è Morris del 2017 in cui l’intaglio floreale del legno dipinto di grigio a simulare un materiale ottuso e uniforme richiama il movimento Art & Crafts a cavallo tra Ottocento e Novecento che ha caratterizzato appunto la ripresa dell’idea del manuale, dell’artigianale, del recupero tecnico e formale degli oggetti del passato con la quale ci si intendeva opporre alla galoppante industrializzazione e alla progressiva standardizzazione delle forme grazie a cui si abbassavano i prezzi dei prodotti, passando un colpo di spugna sulla lunga tradizione dell’arte e dell’artigianato britannico. Il movimento come si sa bene ha poi acquisito nomi diversi per indicare gli stessi contenuti di resistenza e recupero della storia e della memoria tramandata da artigiano ad artigiano nel corso del tempo: noi a Bologna a cavallo tra due secoli abbiamo avuto il medesimo movimento con la famosa mostra “Aemilia Ars”.

Ornaghi&Prestinari, Passanti, tela, tessuto, cavo elettrico, lampadina, alluminio, 2022

Ecco quindi che l’introduzione alla mostra si pone sotto il segno ben preciso di valori che si rapportano ad una sociologia degli usi e dei costumi cuciti addosso all’individuo e a tutte quei cortocircuiti di conoscenze, emozioni e narrazioni che lo caratterizzano. Il giano bifronte dell’oggetto, CUI – è bene ricordare – vengono tolti quei gradienti di sensuosa tattilità delle opere ottocentesche, si interfaccia comunque con valenze complesse che richiamano nelle strutture di sostegno di tubolari metallici l’asciuttezza e l’essenzialità di impalcature, sostegni, coadiutori del concetto di costruzione che rimanda da una parte agli arredi di interni e dall’altra all’architettura contemporanea.

Ornaghi & Prestinari, Resolver (moka), Stampa a pigmenti colorati su carta Hahnemüle, Dimensioni massime 56 x 250 cm, 2016, Ph. Cred. Ornaghi & Prestinari

Il richiamo all’individuo e al corpo gioca la carta dell’ironia nel più recente Passanti (2022) dove il filo che termina nel bulbo luminescente di una lampadina casalinga passa attraverso i passanti come se fosse la cintura di un vestito. Qui il riferimento è ancora al corpo con la quale l’oggetto di un design anomalo e acuto si misura, circoscrivendo l’abitare in un rapporto stretto, intimo e caloroso tra corpo e rivestimento spaziale.
L’ultima stanza è caratterizzata da tre opere che si riferiscono tutte all’emisfero della convivialità: le fotografie di una caffettiera intitolata Resolver. Moka (2016) donata agli artisti da un amico cubano (come ci riferisce la curatrice), con un titolo che rimanda a un verbo legato alla lotta quotidiana attraverso cui risolvere primarie necessità. Le spugnette di Onde (2017) in ceramica e Barattoli (2016) che nella serialità della presentazione, rimandano ironicamente all’industria, ad altro dal sé quotidiano, acquisendo una valenza perturbante, concludono la mostra.

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