Pechino cyberpunk, nella mostra di Cao Fei al Centre Pompidou

di - 16 Agosto 2019

Cao Fei approda al Centre Pompidou di Parigi con un’importante mostra dal titolo “HX”, ovvero Hong Xia. Il riferimento è al nome del quartiere di Beijing dove Cao Fei abita e ci racconta uno scorcio di storia sulle relazioni sino-sovietiche, nel campo della ricerca tecnologica.

HX è un progetto a lungo termine, che prende spunto, come spesso accade nei lavori dell’artista cinese, da tematiche popolari e tradizionali per mischiare realtà vecchie, nuove e virtuali, restituite da installazioni multimediali, tra film, video e fotografie. Perno della mostra di Cao Fei al Pompidou è il quartiere di Hong Xia, più precisamente chiamato Jiuxianqiao, il cui universo si disloca in due sezioni, una dedicata al passato e l’altra a un futuro immaginario. Si tratta di un progetto iniziato quattro anni fa che vuole recuperare una memoria collettiva e restituirla alla grande storia attraverso testimonianze dirette degli abitanti, non più quindi fantasmi incastrati in un passato ma cittadini attivi e presenti.

Si comincia dagli anni ’50 e ’60 quando, con la collaborazione sino-sovietica, il quartiere si trasformò in zona industriale tecnologica e operaia, costruita sul modello sovietico di edilizia popolare di Krusciov. Il primo computer in Cina è stato fabbricato qui ma poi si passa agli anni successivi, che videro la chiusura delle fabbriche e la riqualificazione urbana, in preda alla gentrificazione.

Un gran numero di oggetti di recupero come vecchie valigie, credenze, materassi e teche che accolgono, tra l’altro, un archivio fotografico e romanzi sovietici di fantascienza pubblicati in Cina, che hanno ispirato l’ultima creazione dell’artista, cioè il film Nova (2019), che fa parte della sezione dedicata al futuro ed è presentato in versione integrale. Sono presenti anche video interviste degli abitanti del quartiere che narrano storie passate e attuali. Fra queste, spicca quella del teatro, importante luogo di ritrovo di tutti i residenti.

L’esposizione, curata da Yung Mia, dopo questo passaggio nella storia di Jiuxianqiao, invita lo spettatore alla proiezione di Nova, un film di circa due ore ambientato in una città immaginaria, tra storie allegoriche, tecnologie avanzate e tragiche conseguenze. Il film racconta di uno scienziato che lavora in un’azienda di ingegneria informatica e che decide di sperimentare il progetto su suo figlio, fallendo. Il figlio diventa un fantasma digitale che può esistere solo nel mondo virtuale, cercando invano di connettersi al livello umano.

Classe 1978, tra i lavori di Cao Fei ricordiamo il noto progetto virtuale RMB City, una piattaforma in cui artisti e persone comuni possono sbizzarrirsi attraverso avatar, come China Tracy, un vero e proprio alter ego dell’artista.

Prossimo appuntamento di questo dialogo tra la Francia e la Cina a novembre, a Shanghai, con l’apertura di una succursale del Centre Pompidou che prenderà il nome di West Bund Museum.

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