Per Mathilde Albouy, il potere dello sguardo è come un gioco sensuale

di - 25 Febbraio 2026

Per la sua prima mostra personale nello spazio principale di Galerie Derouillon a Parigi, Mathilde Albouy trasforma l’architettura espositiva in un organismo sensibile, concepito interamente per il contesto che lo accoglie: tutte le opere sono state infatti realizzate appositamente per questa mostra. Lucky You si presenta come una drammaturgia sospesa, un teatro percettivo in cui seduzione e inquietudine coabitano, mettendo in tensione desiderio, sguardo e rapporti di potere.

Le sculture in legno laccato, riempite di cera verde palude, appaiono come corpi in metamorfosi, superfici travestite che oscillano tra artificio industriale e pulsione organica. La serie Widows presenta casse lignee prossime alla forma del feretro, colme di cera di fonderia colta in uno stato di transizione, congelata nel suo fluire.

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

L’intero progetto si sviluppa come una composizione teatrale. Questa sospensione narrativa attraversa lo spazio come un tempo trattenuto, trasformando il percorso espositivo in una scena carica di possibilità latenti. In Lucky You lo sguardo diventa strumento politico. Occhi nascosti, spioncini e dispositivi di osservazione disseminati nell’allestimento producono una sottile sensazione di sorveglianza. Il significato non viene mai consegnato nella sua interezza ma si costruisce progressivamente nello spazio dell’esperienza.

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

Il gioco emerge come soglia critica tra seduzione e dominio. In questa frattura si inscrive una riflessione radicale sulle dinamiche di consenso, attrazione e potere che attraversano il corpo contemporaneo. Le stratificazioni teoriche, da Audre Lorde a Lucy Lippard, fino alle nozioni di Weird ed Eerie aprono crepe concettuali che ne amplificano la portata politica.

Ci dice di più la stessa artista francese, nata nel 1997 e di base a Parigi, in questa intervista.

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

Lucky You è la tua prima mostra personale nello spazio principale della Galerie Derouillon. In che modo questo contesto ha influenzato la concezione del progetto e le relazioni tra le opere?

«Tutte le opere sono state create appositamente per questa mostra e per lo spazio della Galerie Derouillon. Ho concepito l’esposizione come una composizione in cui i lavori si guardano e si rispondono, costruendo una drammaturgia condivisa. È un teatro sospeso tra due momenti: si percepisce che qualcosa è accaduto, o che qualcosa sta per accadere. Il titolo Lucky You è una richiesta diretta allo spettatore, un invito a perdersi nella mostra e ad accedere a diversi livelli di lettura nel confronto con le opere».

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

Le sculture in legno laccato riempite di cera verde palude combinano attrazione e inquietudine. Che ruolo giocano materia e colore nella costruzione di questa ambiguità?

«I colori e i materiali che scelgo derivano direttamente dal significato delle opere stesse. C’è una sorta di travestitismo della materia, poiché le Widows in legno assumono l’aspetto del ferro battuto. La serie Widows presenta casse, vicine a bare, riempite di questa cera da fonderia colta in una fase di transizione. La cera, congelata verticalmente sulla parete, rende evidente che è stata arrestata nel suo stato liquido. È, per esempio, un materiale che mi attrae particolarmente per il suo potenziale di metamorfosi infinita. Nel preparare la mostra, ho studiato il lavoro di Eva Hesse e ciò che Lucy Lippard ha scritto a riguardo. Per me era essenziale utilizzare materiali, trattamenti e superfici che portassero con sé un autentico potenziale erotico e sensuale, qualcosa che attrae tanto quanto può destabilizzare».

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

La mostra attiva un immaginario che si muove tra gotico, fantascienza femminista e critica del desiderio. Quanto è importante per te la dimensione narrativa, anche quando resta implicita?

«Amo la frase di Donna Haraway: “It matters what stories tell stories”. Che sia finzionale o meno, la narrazione è per me uno strumento politico. Ha il potere di spostare, anche solo leggermente, il modo in cui comprendiamo la realtà. La mostra è ancorata a un’esperienza personale al tempo stesso terrificante e fantastica, ma non presento questa storia in modo esplicito. Ciò che mi interessa è la tensione di questa implicitezza. Un minuscolo oggetto come quello che ha ispirato la Sphinge può contenere un mondo in sé. È una riproduzione in scala 1:10 di un elemento di casa delle bambole, che cola anch’esso ed è riempito di cera, adornato da un guscio d’uovo quasi osseo. L’opera potrebbe, potenzialmente, prendere vita. La narrazione resta latente, condensata, pronta a dispiegarsi senza mai chiudersi del tutto».

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

Hai descritto la scultura come un dispositivo capace di “restituire lo sguardo” allo spettatore. Come lavori con lo sguardo e la sorveglianza nello spazio espositivo?

«Per me questo lavoro è davvero intuitivo. Penso alla scultura meno come immagine che come modo di entrare in relazione con lo spettatore. Da lì inizia un gioco di composizione. Amo i segreti e le sorprese. Quando inizi a notarli, ti accorgi che occhi, spioncini e telecamere sono disseminati lungo tutta la mostra. Le opere ti osservano o, addirittura, diventano strumenti attraverso cui vieni osservato. Si genera una lieve sensazione di paranoia: una volta percepita questa presenza, cambia il modo in cui leggi l’esposizione».

Mathilde Albouy, Lucky You, veduta della mostra, Galerie Derouillon, Parigi

In Lucky You, il gioco e la seduzione assumono una dimensione potenzialmente pericolosa. Quando il gioco smette di essere innocente e diventa una forma di potere?

«Il gioco è la condizione della seduzione. Con questa mostra ho cercato di capire dove si trovi il limite di accettabilità del desiderio. Credo che risieda proprio nella questione del gioco. È quando si è intrappolati in una situazione senza aver accettato di giocare che il desiderio diventa minaccioso».

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

In Minor Keys: la Biennale Arte 2026 sarà un cammino tra poesia, suono e performance

Svelati i 105 artisti protagonisti della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia: seguendo il progetto sviluppato da Koyo Kouoh, la…

25 Febbraio 2026 13:32
  • Musei

Louvre, cambio veloce ai vertici: Christophe Leribault è il nuovo direttore del museo

Nomina immediata per Christophe Leribault alla guida del Louvre, all’indomani delle dimissioni di Laurence des Cars giunte a seguito del…

25 Febbraio 2026 13:15
  • Personaggi

In ricordo di Giancarlo Politi, l’editore che leggeva poesie di nascosto

Coltissimo, tagliente, oppositore radicale della retorica: Daniela Ambrosio, per sette anni redattrice di Flash Art Italia, ricorda il fondatore Giancarlo…

25 Febbraio 2026 12:59
  • Arte contemporanea

Gli artisti possono disarmare la guerra? Riflessioni a margine di una mostra oltre la retorica

Al Museo Broggi di Melegnano, ex stabilimento industriale trasformato in centro d’arte contemporanea, una mostra affida a otto artisti un’indagine…

25 Febbraio 2026 12:30
  • Attualità

Nevicate da record a New York, musei chiusi e spalatori d’emergenza

Seconda grande tempesta in un mese a New York, stato di emergenza, istituzioni culturali chiuse e oltre mille spalatori mobilitati:…

25 Febbraio 2026 10:25
  • Mostre

Anatomie ibride e linee barocche, nelle opere di Carla Grunauer in mostra a Roma

Alla Galleria Gilda Lavia di Roma, una selezione di opere recenti di Carla Grunauer indaga le possibilità della figurazione, tra…

25 Febbraio 2026 9:52