Collezione Maramotti
Tra gli esempi piĂš riusciti di dialogo tra arte e alta moda, non solo dal punto di vista creativo ma anche organizzativo, la Collezione Maramotti si è imposta negli ultimi anni come uno dei luoghi piĂš interessanti del contemporaneo in Italia. Aperta al pubblico nel 2007, nella sede storica della societĂ Max Mara, a Reggio Emilia, su impulso del fondatore della maison, Achille Maramotti, la Collezione è partner del prestigioso Max Mara Art Prize for Women, promosso in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra e dedicato al supporto della ricerca di artiste particolarmente meritevoli. Il premio è stato vinto da autrici quali Margaret Salmon, Hannah Rickards, Andrea BĂźttner, Laure Prouvost, Corin Sworn, Emma Hart, Helen Cammock ed Emma Talbot. La vincitrice della nona edizione è stata Dominique White e proprio lâartista londinese, classe 1993, sarĂ una delle protagoniste del programma espositivo che, tra mostre e progetti, animerĂ il 2024 della Collezione Maramotti.
Attualmente e fino al 10 marzo 2024, è visitabile però la mostra di unâaltra artista, Giulia Andreani. Nata a Venezia nel 1985, di base a Parigi, in questa occasione Andreani ha esposto un corpus di nuovi dipinti e acquerelli. Facendo propria la tecnica del fotomontaggio, Andreani giustappone elementi estratti da immagini reali, spesso provenienti dagli archivi, e dettagli di fantasia, i soggetti affiorano sulla tela grazie a un unico colore, il grigio di Payne. Punto di partenza concettuale per la mostra alla Collezione Maramotti, intitolata Lâimproduttiva, sono stati i materiali iconografici contenuti in alcuni archivi di Reggio Emilia, attraverso i quali Andreani ha indagato il contesto storico e socio-politico della cittĂ , focalizzandosi sulle nozioni di confino e di prigionia, strettamente connesse alla storia delle donne.
Il primo appuntamento del 2024 si terrĂ invece il 10 marzo, con Manuele Cerutti, che negli spazi della Collezione Maramotti presenterĂ una nuova serie di dipinti e opere su carta, specificamente sviluppata. Tra richiami alchemici e rielaborazione dellâimmaginario mitologico, lâartista torinese scandirĂ una sorta di racconto per immagini attraversato ÂŤDa meriti e colpe, partecipazione e distacco, tentativi di recupero e rinunce: verso lâemergere di un attaccamento inesprimibile â esso stesso un valore che non può essere rinunciatoÂť. Intitolata QUEM GENUIT ADORAVIT, la mostra sarĂ visitabile fino al 28 luglio 2024 nella Pattern Room.
Il 28 aprile, in occasione del festival di Fotografia Europea 2024, la giovane fotografa Silvia Rosi è stata invitata dalla Collezione a concepire un progetto espositivo originale. Nel dialogo tra fotografie vernacolari private â raccolte grazie alla collaborazione di diverse famiglie in Emilia-Romagna e base di un nuovo archivio delle diaspore afrodiscendenti in Italia â e immagini create in studio, Rosi esplorerĂ la trasmissione della conoscenza visiva attraverso immagini ordinarie. Il progetto indaga lo spazio interno della famiglia ma anche la presenza del corpo nero nel paesaggio, restituendo un immaginario non stereotipo della autorappresentazione.
Il 27 ottobre sarĂ quindi la volta del Max Mara Art Prize for Women. Dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery di Londra giunge alla Collezione Maramotti, nella Sala Nord, il progetto di Dominique White elaborato durante sei mesi di residenza trascorsi in Italia, tra Agnone, Palermo, Genova, Milano e Todi. Punto di partenza per le nuove sculture di White è stato la misura del âtonnellaggio di portata lordaâ, âdeadweight tonnageâ, espressione tecnica usata nellâindustria marittima per calcolare quante unitĂ di peso una nave può imbarcare prima di affondare. Nel corso della residenza, lâartista ha esplorato e interrogato il significato e lâutilizzo della âportata lordaâ, il suo ruolo nel passato nel commercio degli schiavi e le sue forme contemporanee nel Mediterraneo.
Ultimo appuntamento del 2024 con una mostra collettiva sulle catastrofi, ancora in corso di definizione, in apertura il 27 ottobre 2024. Lâesposizione sarĂ incentrata sul concetto di catastrofe e sulle sue variegate rappresentazioni, tra naufragi, inondazioni, esplosioni, uragani, alluvioni, incendi, guerre, epidemie, azioni predatorie dellâuomo sulla natura. Può una catastrofe configurarsi come forma di conoscenza? La mostra prova a rispondere, a partire da opere dellâarchivio della Collezione stessa, che va dagli anni â70 allâattualitĂ , accompagnate da alcuni capolavori di arte del passato concessi in prestito da prestigiose istituzioni.
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