La musica è sempre stata una passione viva in Jean-Michel Basquiat, anche da prima che divenisse un volto noto nei circoli artistici della New York anni ’80. Negli anni precedenti il successo, l’artista si trovò spesso in condizioni di bisogno economico che lo portarono a congiungere questa sua passione con le sue attività artistiche. Per esempio, nel 1981, Basquiat realizzò la copertina di un album per degli amici che suonavano in una band ska-punk, ricevendo un compenso di 400 dollari che servì per pagare l’affitto della madre: si trattava di First Record dei The Offs.
La copertina è minimal ma molto nitida: una sagoma totemica, semplice, un po’ da cartone animato, una figura semischeletrica sormontata da una corona di spine, che si staglia su una piccola base piramidale. Il tutto definito da un tratto grezzo ed essenziale, bianco su fondo nero (il disegno originale è nero su bianco, poi ribaltato per esigenze della band). Si tratta di uno dei primi esempi noti di quello stile che nel giro di alcuni anni avrebbe reso celebre l’artista newyorkese.
La carriera dei The Offs si fermò a First Record, complice la prematura morte del cantante Don Vinyl poco tempo dopo l’uscita dell’album, nel 1984. Ma la copertina del loro disco ebbe decisamente più fortuna.
Mentre le copie originali di quell’album oggi possono arrivare a valere migliaia di euro, il disegno autenticato della copertina è stato battuto a più di 300mila euro da Sotheby’s nel 2011. Per questo il grosso produttore rock Johnny Brower, che detiene i diritti di quest’album, ha deciso di ristamparne un’edizione limitata di 500 copie oltre ad un’edizione limitata delle serigrafie del disegno.
Al di là del valore artistico della copertina, Brower ritiene che la band sia stata colpita da uno sfortunato destino e non abbia ricevuto la debita attenzione. Secondo il produttore americano, First Record rappresenta infatti una «capsula del tempo» che racchiude una forma primordiale di quel sound che è passato alla storia con gruppi come i The Clash e i The Specials.
Vero o meno che sia, rimane fuori di dubbio che quella copertina non ha ancora smesso di esercitare il suo fascino. Al punto che White Cross Art ha deciso di realizzarne una gigantesca effigie che verrà portata al Burning Man dell’anno prossimo e a Miami Beach per Art Basel 2020. Non si dovrà giudicare un libro dalla copertina ma che fare quando una copertina diventa più opera del libro?
Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer,…
La mostra personale di Erika Pellicci alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, fino al 16 febbraio 2026, ritrae un’intimità in…
A Londra si guarda all’infanzia di un’icona globale: la casa di David Bowie a Bromley, nel sud di Londra, sarà…
360 bottiglie provenienti dallo stesso proprietario e pronte a passare di mano con una vendita live, da Sotheby's New York.…
Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, le vicende di un Presidente della Repubblica in cerca di leggerezza scorrono attraverso trame esistenziali,…
A Dongo esiste uno spazio espositivo e per residenze artistiche, dove mostre, opere e racconti inquietanti si intrecciano: lo visitiamo…