Yayoi Kusama, Dreaming of Earth's Sphericity, I Would Offer My Love, 2023 (installation view at SFMOMA in 2023); collection SFMOMA, acquisita per donazione di Helen e Charles Schwab; photo: Matthew Millman Photography
Il San Francisco Museum of Modern Art – SFMOMA ha annunciato di aver acquisito un’opera tra le più iconiche di Yayoi Kusama: si tratta, infatti, di un lavoro della serie Infinity Mirror Room, le caleidoscopiche installazioni ambientali immersive fatte di specchi e luci. Nello specifico, l’opera acquisita dal SFMOMA è Dreaming of Earth’s Sphericity, I I’d Offer My Love, la più recente, presentata nella primavera del 2023 dalla galleria David Zwirner di New York. In Italia, una di queste sale è stata esposta per la prima volta nel 2023, a Palazzo della Ragione di Bergamo.
L’artista giapponese, 95 anni, realizzò la prima Room nel 1965 e da allora sono amatissime in tutto il mondo e, da qualche anno, instagrammatissime. L’acquisizione del museo di San Francisco segue la mostra Infinite Love, dedicata a Kusama e chiusa a maggio 2024, vista da 170mila persone. Questa Infinity Mirror Room rimarrà visibile al SFMOMA dal 22 giugno 2024 a gennaio 2025, nel percorso della collezione permanente del museo.
Se negli ultimi anni è definitivamente scoppiata la Kusama Mania, con mostre di alto profilo a Hong Kong, New York e a Berlino, d’altra parte l’artista ha dovuto far fronte a un momento di difficoltà che avrebbe potuto incrinarne il mito, quando è stata accusata di razzismo. Il giornalista e documentarista Dexter Thomas aveva riportato alla luce alcune dichiarazioni scritte in Infinity Net, la sua autobiografia pubblicata nel 2002, in cui l’artista giapponese descriveva gli afroamericani come «Esseri primitivi e ipersessualizzati». Kusama raccontava poi della sua esperienza giovanile al Greenwich Village di New York, dove gli «Afroamericani si sparavano l’un l’altro e i senzatetto dormivano in strada». Le frasi furono poi emendate dall’edizione inglese del libro, pubblicata nel 2011.
In quella occasione, il SFMOMA, che già ospitava la mostra di Kusama, si dissociò dalle frasi di Kusama e propose di organizzare un panel per discutere delle sue controverse affermazioni. Fu poi la stessa artista a scusarsi pubblicamente, in un articolo diffuso dal San Francisco Chronicle: «Il mio messaggio è sempre stato all’insegna dell’amore, della speranza, della compassione e del rispetto per tutte le persone. Il mio obiettivo nella vita e sempre stato di elevare la gente attraverso l’arte. Mi spiace per il dolore che ho provocato».
Oltre alla Infinity Mirror Room di Kusama, il San Francisco Museum of Modern Art ha annunciato di aver acquisito anche altre opere di oltre 65 artisti, tra cui Virgil Abloh, Yael Bartana, Isaac Julien, Mire Lee, Glenn Ligon, Oscar Murillo, Philippe Parreno, Niki de Saint Phalle, Apichatpong Weerasethakul, Martin Wong, oltre che dei designer italiani Achille e Pier Giacomo Castiglioni.
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