Speciale Parigi Fiac: al Pompidou, terrori e desideri di Francis Bacon

di - 18 Ottobre 2019

Continuiamo il nostro giro in lungo e in largo per Parigi, in occasione di FIAC 2019, andando al Centre Pompidou, dove è imperdibile la mostra “Bacon en toutes lettres”, della quale la traduzione inglese “Books and Painting” chiarisce meglio l’intento di confrontare le opere poetiche e letterarie amate dall’artista con i lavori da esse ispirate. Un imponente omaggio del Pompidou a Francis Bacon con sessanta opere dell’ultimo periodo, dal 1971, anno della tragica scomparsa del compagno George Dyer, al 1992 anno della sua morte, fra le quali 12 trittici e molti ritratti e autoritratti.

Francis Bacon, In Memory of George Dyer (1971)

L’iniziativa di Didier Ottinger, con l’assistenza di Anna Hiddleston, si propone di approfondire la conoscenza dell’artista irlandese avviata con la precedente mostra del 1971 al Grand Palais, una retrospettiva che segnò la consacrazione dello scomodo personaggio Bacon come uno dei capisaldi dell’arte internazionale della fine del Novecento.

Francis Bacon, Portrait of George Dyer in a Mirror (1968)

L’esordio della mostra al Pompidou è quasi una citazione di quell’evento, riproponendo i rifacimenti di trittici precedenti creati proprio per quella mostra, sia perché lo stesso Francis Bacon non era riuscito a ottenerli dai proprietari sia perché si sentiva stimolato a rivedere le sue scelte e mettere alla prova la propria maturazione. Dopo questa premessa, ci si addentra nei sei box di ascolto, ciascuno dedicato a un autore del quale, all’interno, viene recitato un brano scelto fra quelli che, nei volumi da lui puntualmente annotati, sono risultati per lui più importanti e significativi. Tutto ciò grazie al prezioso lavoro di recupero e inventario della sua biblioteca operato dal Trinity College di Dublino.

Francis Bacon, Study of a Bull (1991)

I testi recitati, in francese e in inglese, di Eschilo, Friedrich Nietzsche, T.S. Eliot, Michel Leiris, Joseph Conrad e George Bataille rivelano ed evocano i segreti sottili e le onde misteriose nascosti nelle opere in qualche modo correlate, esposte all’intorno in una dilatazione visiva spiazzante. Per esempio, le figure tragiche delle Eumenidi/Erinni legate al delitto di parricidio già presenti nei suoi lavori precedenti assumono, dopo la morte di George Dyer, una dimensione pervasiva e devastante. Lo colpisce la visione di Friedrich Nietzsche per il quale la tragedia greca scaturisce dal confronto fra la bellezza ideale di Apollo e l’informe ebbrezza dionisiaca. E, ancora, si scorge la forte fascinazione per l’intreccio perverso fra le regole della civiltà e la barbarie, presente in Cuore di tenebra di Joseph Conrad, come per il groviglio eros e thanatos che pervade gli scritti di Georges Bataille.

Francis Bacon, Triptych Inspired by the Oresteia of Aeschylus (1981)

Segni pervasi di dolore e terrore ma anche di erotismo e desiderio, immagini tanto evanescenti che, nel ritornare sui propri passi a rivedere le opere, non le si ritrova, confusi nel cogliere altre figure e sensazioni.

Francis Bacon, Female nude standing in doorway (1972)

Anche questa volta viene presentato lo studio folle dell’artista che, nella recente esposizione alla Fondation Beyeler di Basilea “Bacon-Giacometti”, veniva mostrato a confronto con quello altrettanto maniacale dell’artista svizzero, in una rappresentazione video tridimensionale a grandezza naturale. Qui, invece, appare in un piccolo modello di Charles Matton del 1986 ricostruito in scala, con una cura del dettaglio straordinaria, racchiuso in una scatola.

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