Untitled (2013/2024), clay/argilla, 70 x 130 x 3 cm. View of the exhibition But as Infrastructure, Gian Marco Casini gallery, Livorno, 2024.
Come si vive lo spazio urbano? Cos’è il teatro oggi? Dove si trova il punto di contatto tra una fermata del bus e l’arte contemporanea? A Lodi c’è una vetrina che diventa platea, c’è una scala che porta alle stelle, c’è una fermata del bus che si trasforma in un molo dell’arte.
Platea | Palazzo Galeano inaugura la mostra Super Super di Margherita Moscardini, visibile fino al 15 giugno 2025 a Lodi. Essa rappresenta un incontro profondo tra arte e spazio urbano, tra il possibile e l’intangibile, tra dentro e fuori. Curata da Gabriella Rebello Kolandra, l’esposizione dà il via alla nuova edizione del palinsesto espositivo Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry, proponendosi come una riflessione sul concetto di cittadinanza, transitorietà e spazio condiviso.
Moscardini propone una scala, l’idea di essa, un intervento installativo che si sviluppa nella vetrina di Palazzo Galeano. La scultura architettonica diventa un invito, un tentativo di proiettare lo spazio interno verso l’esterno, un elemento scenico, quasi di un film, che dà corpo all’idea di un sogno, il miraggio di poter salire una scala che ci conduce in un’altra dimensione. Si toccano le stelle, o meglio esse diventano il soffitto di una platea immaginaria, di un teatro sperimentale che vive tra una scala e un bus.
L’installazione è accompagnata da sculture in argilla, mutevoli, temporanee, che sembrano muoversi nel tempo, modificando la propria disposizione e suggerendo un abitare provvisorio. Come una borsa in fondo alle scale, pronta per essere presa al volo e per dare il via ad un nuovo viaggio.
Lo spettatore si trova in bilico tra osservatore e osservato, coinvolto in una dinamica che restituisce allo spazio urbano un significato poetico e politico al tempo stesso, dove il passante diventa spettatore, dove il pendolare assume il ruolo di attore e l’osservatore è il produttore di una scena teatrale. Super Super ha la volontà di riattivare la relazione tra arte e contesto urbano, restituendo al paesaggio cittadino un ruolo attivo nella produzione culturale. L’installazione interroga con delicatezza le strutture del potere e propone un’alternativa possibile al rigore di una funzionalità spaziale, dove la sua essenza è già un atto politico.
A questa opera si affianca The City, una video installazione presentata separatamente nell’ambito del progetto Essere Fiume. Il lavoro indaga la sovrapposizione di infrastrutture, elementi naturali e presenze umane nella città di Lodi, proponendo un’immagine fluida e in continua trasformazione dello spazio pubblico. Il fiume Adda, il cemento e l’uomo si fondono in un unico organismo vivo e mutevole, allontanandosi dalle logiche di controllo e appartenenza.
In un tempo in cui lo spazio condiviso è sempre più porzionato, tagliato e privatizzato, il lavoro installativo diviene un organismo politico che non si limita a essere visto, ma che chiede di essere attraversato, dove il confine tra pubblico e privato si spezza, dove la dogana diviene una scala sempre aperta.
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