Takashi Murakami per Dom Pérignon Vintage 2015. ©Takashi Murakami / Courtesy Dom Pérignon
Il fiore sorridente di Takashi Murakami si posa sulle etichette di una delle Maison più leggendarie dello champagne: Dom Pérignon ha infatti affidato all’artista giapponese, padre fondatore del movimento Superflat, la creazione di due edizioni limitate che accompagnano le nuove uscite del Vintage 2015 e del Rosé Vintage 2010.
Sui fondali neri emergono le celebri corolle multicolori, vibranti e ipnotiche dell’artista giapponese, simboli di una smaccata joie de vivre trasfigurata in estetica. «Attraverso la mia collaborazione con Dom Pérignon ho voluto esprimere una forma di viaggio nel tempo. Quando l’etichetta avrà preso i segni dell’età, e io non ci sarò più, spero che chi la vedrà nel futuro possa immaginare a suo modo il 2025», ha dichiarato Murakami che, negli anni Novanta, definì l’estetica Superflat come manifesto della contemporaneità giapponese. In quella parola, “super piatto, si concentrano più livelli di senso: la superficie liscia e satura dei manga e degli anime, la compressione bidimensionale ereditata dalle stampe ukiyo-e ma anche la condizione di una società che appiattisce i confini tra cultura alta e bassa, tra arte e consumo, tra sacro e profano.
La nuova collaborazione è nata dal dialogo diretto tra Takashi Murakami e Vincent Chaperon, Chef de Cave di Dom Pérignon. Una conversazione che la Maison ha definito «Un incontro tra padronanza storica e instancabile ricerca di innovazione», in cui la filosofia della cuvée si avvicina alla poetica di Murakami.
Il progetto si inserisce nel ciclo Creation is an eternal journey, con cui Dom Pérignon ha già coinvolto figure del calibro di Zoë Kravitz, Tilda Swinton, Iggy Pop, Anderson .Paak, Alexander Ekman e la chef tre stelle Clare Smyth, confermando una strategia di apertura al mondo delle arti e della cultura pop. Non è la prima volta che la Maison dialoga con i grandi dell’arte contemporanea: Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Jeff Koons e anche David Lynch hanno reinterpretato in passato la superficie e la trasparenza delle bottiglie, tra design e scultura.
Per Murakami questo progetto segna un nuovo capitolo nel lungo rapporto con l’universo LVMH. Nel 2003 la collaborazione con Louis Vuitton, quando trasformò il monogramma in chiave policroma con il celebre Monogram Multicolore, icona planetaria del nuovo millennio. La stessa Fondation Louis Vuitton custodisce nelle proprie collezioni almeno 11 opere dell’artista, a testimonianza di un legame che unisce strategie estetiche e visioni culturali.
Murakami infatti non è solo un artista molto popolare, con tante collaborazioni con brand di moda, come Uniqlo e Off-White di Virgil Abloh, ma anche una delle star del mercato globale: le sue opere, che spaziano dai dipinti monumentali alle sculture smaltate, raggiungono cifre milionarie nelle aste internazionali, con valutazioni che oscillano da qualche centinaio di migliaia di dollari per opere di medio formato a svariati milioni per i pezzi più emblematici. Nel 2008, My Lonesome Cowboy, scultura in resina alta oltre due metri, fu battuta da Sotheby’s per oltre 15 milioni di dollari, mentre lavori iconici come Flower Ball o le grandi tele con i personaggi Mr. DOB e Kaikai Kiki continuano a registrare record e ad alimentare una domanda costante tra collezionisti e musei.
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