LAS Art Foundation or Halle am Berghain
Alla Halle am Berghain, uno degli spazi più iconici e ambigui della scena culturale berlinese, Pierre Huyghe presenta Liminals, una grande installazione immersiva che unisce film, suono, vibrazione e luce in un ambiente percettivo totalizzante. Commissionata da LAS Art Foundation e Hartwig Art Foundation, l’opera si inserisce nel programma Sensing Quantum, dedicato alle intersezioni tra arte, scienza e nuove epistemologie della percezione.
Al centro del progetto c’è un film che Huyghe definisce come un “mito moderno”: una figura umanoide senza volto attraversa tutta una serie di stati instabili, muovendosi in un universo privo di coordinate temporali e spaziali. La figura tenta di esistere e comunicare, mentre i confini tra vivente e non vivente, soggetto e ambiente, collassano progressivamente: lo stato ibrido e la fusione tra naturale e artificiale sono infatti pilastri della ricerca artistica di Huyghe.
Liminals, in particolare, prende esplicitamente a modello il funzionamento dei sistemi quantistici, che possono coesistere in più stati prima di essere “misurati” e costretti in una singola versione della realtà. È in questo spazio liminale, precedente alla stabilizzazione della percezione, che l’artista colloca la sua opera, interrogando ciò che definisce il “radical outside” dell’umano: una dimensione in cui la soggettività perde centralità e la realtà si presenta come instabile e non più antropocentrica.
Il progetto è il risultato di un lungo dialogo con il fisico quantistico Tommaso Calarco e il filosofo Tobias Rees. Le loro conversazioni hanno portato Huyghe a integrare direttamente nel processo creativo la logica e gli output dei sistemi quantistici. In particolare, parte della componente sonora dell’opera deriva da simulazioni effettuate presso il Forschungszentrum Jülich in Germania, utilizzando un computer quantistico a 100 qubit di Pasqal. Il risultato è un ambiente sonoro denso e fisicamente percepibile, in cui vibrazione e frequenze diventano parte integrante dell’esperienza corporea dello spettatore.
Non è un caso che Liminals trovi casa proprio alla Halle am Berghain. Ex centrale elettrica e di riscaldamento costruita negli anni Cinquanta per alimentare il progetto socialista nella città del Dopoguerra, il complesso è oggi noto soprattutto come sede del club techno più celebre al mondo, un’icona globale della cultura notturna, della socialità queer e dell’estetica post-industriale. Prima infrastruttura energetica dello Stato, poi tempio del clubbing e della controcultura, oggi Berghain è anche una piattaforma espositiva ibrida, in cui arte contemporanea, musica e sperimentazione convivono nello stesso ecosistema.
La Halle, in particolare, costituiva la sala caldaie dell’ampio complesso e, con i suoi 3500 metri quadrati, le colonne monumentali e i condotti del carbone sospesi, conserva un’aura estremamente brutalista.
Negli ultimi anni, Berghain ha progressivamente consolidato il proprio ruolo come luogo espositivo atipico. Durante la pandemia, con la chiusura forzata dei club, il progetto Studio Berlin, realizzato in collaborazione con Sammlung Boros, aveva trasformato l’intero complesso in una grande mostra collettiva, ospitando oltre cento artisti e segnando uno slittamento simbolico dal dancefloor al white cube industriale. Da spazio del corpo collettivo notturno a piattaforma culturale, Berghain incarna una delle trasformazioni più emblematiche della scena berlinese.
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