Mimosa Echard, Credit Camille Vivier
Mimosa Echard è la vincitrice del Prix Marcel Duchamp con Escape more (2022), un’installazione in situ organica e monumentale che attraverso la creazione di un ecosistema naturale e artificiale, parlandoci di ecologia e di erotismo. Rappresentata dalla galleria Chantal Crousel, Echard (Alès, 1986) realizza opere d’arte, tra dipinto e oggetto, con scarti quali schiume naturali, capelli, licheni per un approccio ambientalista e femminista.
Gli altri finalisti della 22ma edizione di questo rinomato riconoscimento internazionale d’arte contemporanea, che mette in palio 35mila euro e una residenza negli Stati Uniti presso la Villa Albertine, sono Giulia Andreani (Venezia, 1985), pittrice e scultrice, Iván Argote (Bogotà, 1983), videasta e performer, e Philippe Decrauzat (Losanna, 1974), pittore e scultore.
Escape more (2022) di Echard presenta un muro d’acqua che separa uno spazio inaccessibile e intimo dalla sala espositiva aperta al pubblico. Il liquido, che scorre sonoramente, offusca la vista dei tanti oggetti disposti dietro questa parete trasparente. Qui abbiamo bambole, collane, bracciali, colori acrilici, foto, monitor, ma anche geisha balls e urina per un clin d’œil sull’ondinismo.
La nozione di flusso, che costituisce il centro di questo dispositivo prodotto da Mimosa Echard per la prima volta per il Prix Duchamp, rinvia all’opacità degli algoritmi che colano sugli schermi, rivelando l’interdipendenza tra l’umano e la macchina. Un insieme di immagini e di informazioni invisibili o illeggibili, che rimandano inoltre alla vita liquida di Bauman, ossia alla profonda instabilità delle nostre società odierne.
«Escape more è un’opera legata allo spazio che l’accoglie, all’idea di esposizione, ma anche alla distanza, al segreto e al mistero. È la prima volta che Mimosa lavora con questo tipo di dispositivo fluido. È un muro d’acqua che vediamo nelle grandi città e che riflette un linguaggio molto urbano, ma è anche uno spazio che si desidera e che si cerca di capire. Costo? 240mila euro», ha commentato Niklas Svennung, direttore della Chantal Crousel.
Attribuito annualmente ad artisti che lavorano nel campo delle arti plastiche e visive, francesi o residenti in Francia, il premio è organizzato dall’ADIAF – Association pour la diffusion internationale de l’art français, presieduta da Claude Bonnin. Creato nel 2000 da Gilles Fuchs, grande collezionista e presidente fondatore dell’ADIAF, quest’ultima ha nominato a oggi oltre 80 artisti, tra cui Lili Reynaud Dewar, vincitrice del Prix Duchamp 2021, Clément Cogitore nel 2018, Tatiana Trouvé e Thomas Hirschhorn. L’ADIAF promuove in Francia come all’estero la scena contemporanea francese presentando il lavoro degli artisti accuratamente selezionati: fino a oggi, sono state organizzate più di 50 mostre tra cui una ventina nei musei di tutto il mondo. I progetti dei quattro finalisti del Duchamp 2022, tutti meritevoli e da vedere, sono in mostra al Centre Pompidou fino al 2 gennaio 2023.
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