Trasportare nuvole e arcobaleni: l’artista visionario Gabriele Picco torna a Firenze

di - 30 Marzo 2025

Un invito ad abbracciare l’immaginazione, a riflettere sulla fragilità della realtà e ad affrontare i confini insiti nella società contemporanea. Fino al mese di ottobre 2025, gli spazi del Gallery Hotel Art di Vicolo dell’Oro 5, a Firenze, ospitano le opere dell’artista visivo e scrittore bresciano Gabriele Picco, con la mostra Carrying a Cloud, a cura di Valentina Ciarallo. Il progetto, nato dalla collaborazione con Lungarno Collection, crea un dialogo tra l’arte contemporanea, i diversi ambienti dell’albergo e la città.

Gabriele Picco, acquerello e inchiostro su carta-cm21x29,5

Gabriele Picco: nuvole e arcobaleni in transito

Ad accogliere il visitatore in mostra c’è una Fiat 500 modello D color crema del 1964, parcheggiata nella reception del Gallery Hotel Art. Questa automobile, icona simbolo del boom economico italiano, trasporta sul suo portapacchi una scultura dalle dimensioni surreali a forma di nuvola, legata con una corda nel vano tentativo di fermare l’inafferrabile, sostituendo la tradizionale valigia. Un’Italia nostalgica è ciò che la macchina rappresenta, speranzosa e fatta di sogni collettivi di un tempo non troppo lontano dal nostro. Nuvola, questo il nome dell’opera, ha viaggiato in lungo e in largo facendo tappa in piazze e luoghi pubblici.

Gabriele Picco, Cloud, 2005, exhibition view

Possiamo immaginarcela bianca, grigia, rosa o blu, a seconda del suo umore. Leggera come una piuma, a forma di orso, cavallo, cane e gatto. Veloce, lenta, fatta di sogni e paure. Verrebbe voglia di aprire la portiera, sdraiarsi sul sedile posteriore, chiudere gli occhi e pensare che il tettuccio della Fiat 500 si possa aprire per farci osservare il cielo, con la nuvola di Gabriele Picco. Un’entità sospesa tra il concreto e l’effimero, tra il reale e l’immaginario, in un costante rimando alla dimensione artistica pasoliniana evocata nel cortometraggio del 1967 Che cosa sono le nuvole?, a cui l’artista fa spesso riferimento. La risposta potrebbe risiedere nella fantasia che esse stesse sprigionano: ora semplici, tanto da farle disegnare a un bambino, ora elitarie, tanto da essere protagoniste delle rappresentazioni trecentesche di Giotto, ma capaci di attraversare il tempo fino alle visioni oniriche e surreali di René Magritte e non solo.

Gabriele Picco durante l’inaugurazione della mostra

In ogni caso, Picco le reinventa. È qui che entra in gioco l’“ammaestratore di nuvole”, un curioso personaggio che, con un cilindro in testa, dirige una sinfonia di sogni in mezzo alle nuvole per comporre un’armonia eterea. La sua testa deforme diventa una tavolozza, la stessa che serve per esplorare la propria esistenza. A fianco a Nuvola, appaiono poi lavori meno recenti e per la prima volta esposti. In Trasportatori di arcobaleno, per esempio, una bellezza inarrivabile, quella degli arcobaleni, diviene terrena: due piccoli uomini scelgono infatti il luogo in cui posizionare il ponte di colore, portando il peso sulle loro spalle. E in effetti, forse, la felicità è un lavoro continuo sulla nostra persona e la scelta dei nostri pensieri quotidiani.

Gabriele Picco, Trasportatori di arcobaleno-2017-olio su tela-cm300x200

Gabriele Picco: Cieli bucati e sconfinamenti

Con la serie dei Cieli bucati, Picco allarga ulteriormente la sua riflessione, proponendo un gioco di confini che non si lasciano facilmente definire. L’uso delle cornici d’epoca, che sembrano voler limitare lo spazio del cielo infinito, si scontra con la dinamicità del cielo stesso, che non può essere contenuto. Il piccolo volatile che bucherella la tela rappresenta la voglia di andare oltre, di sfidare le barriere e ci invita a riflettere sul nostro desiderio di andare oltre i confini della realtà, di esplorare l’ignoto.

Gabriele Picco, Ammaestratore di nuvole, 2024

In questo atto simbolico, viene da porsi una domanda fondamentale: che cosa farebbe l’osservatore, e soprattutto, cosa sarebbe disposto a fare per liberarsi dai propri limiti, per “volare libero”? Chiunque si trovi di fronte alle opere di Picco attraversa e codifica con coraggio le emozioni suscitate dalla pittura en plain air di Monet e da quei piccoli fori sulla tela, che rimandano alla serie dei Buchi di Lucio Fontana. Il romanzo Cosa ti cade dagli occhi (2010), scritto proprio dall’artista, racconta di un gabbiano che scopre il tallone d’Achille del cielo: un punto fragile che, se colpito con il becco, potrebbe frantumarsi, aprendo un piccolo spiraglio sulla meraviglia dell’ignoto.

Gabriele Picco, Tramonto bucato, 2024

Questo gesto simbolico rappresenta la capacità di trasformare la realtà e trovare quella crepa cui accedere ad un mondo idealizzato. L’esposizione è arricchita anche da una serie di disegni ironici ispirati alla cultura pop dei cartoon, creati appositamente per l’occasione. Il Gallery Art Hotel si trasforma in uno spazio di riflessione sul senso di eternità, esplorando quella dimensione a noi non accessibile, che diventa metafora per identificare il vissuto di ogni individuo.

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