Numerosi esempi ci confermano che la formula residenza/produzione di progetti ad hoc per il nostro Paese funziona perfettamente. È un modo in cui gli artisti, soprattutto quanti arrivano da luoghi molto diversi, possono aprire una finestra su un territorio culturalmente e socialmente complesso e stratificato che, se vissuto, restituisce la scintilla per progetti artistici potenzialmente molto interessanti. Dunque, un fertile scambio che va a vantaggio dell’apertura creativa dell’artista e, al contempo, ci consente di leggere la nostra realtà con occhi nuovi. C’è di più: le residenze, spesso messe in atto da associazioni o da collezionisti privati, da un lato creano veri scambi relazionali da cui possono nascere rapporti duraturi con gli artisti ospitati e, dall’altro, aprono a uno slittamento verso l’energia del processo creativo e a una conseguente profonda condivisione, invece di focalizzare il collezionismo soltanto sull’acquisto di un artefatto. Valore aggiunto per chi ama davvero l’arte.
Un esempio tra tutti, la recente residenza di Oren Pinhassi (Tel Aviv, 1985) al Castello di San Basilio a Pisticci, in Basilicata, luogo di raccolta della collezione della famiglia Berlingieri e, da poco, spazio vocato a ospitare artisti con progetti di residenza ideati e condotti da Aloisia Leopardi. Poco tempo prima, a giugno 2019, l’artista ha avuto modo di spendere un periodo di residenza a Palazzo Monti, a Brescia, realizzando anche in questo caso opere ad hoc grazie al collezionista e curatore Edoardo Monti. A conferma della tendenza, in particolare nelle nuove generazioni di collezionisti, a condividere esperienze con gli artisti.
Pinhassi, per un mese e mezzo, è stato ospitato a San Basilio e ha prodotto una serie di lavori in dialogo col contesto naturale e architettonico in cui ha operato. Un progetto che, in coerenza con lo statement di ricerca di Pinhassi, ha “scardinato” la struttura maschile e difensiva dell’edificio, in origine fattoria fortificata e, successivamente, castello normanno. Le sue opere, in esposizione fino al 15 ottobre, sono state collocate in una grande stanza e propongono una reinvenzione, dal sapore utopistico, di oggetti e suppellettili, sospinta dal bisogno di uscire da categorie formali prestabilite.
Le opere di Oren Pinhassi in esposizione in Basilicata, ci accompagnano e parlano del nostro corpo nello spazio e delle nostre relazioni che, come noi, mutano in base al nostro sentire e allo scorrere dell’esperienza. La loro mutevole inclinazione è piena di fragilità, a discapito del materiale che le compone, un simil cemento realizzato con sabbie e gessi. L’artista ci spinge ad aprire lo sguardo a nuove possibilità immaginative, sia a livello psicologico che sociale. Non è un caso che i titoli dei suoi progett degli ultimi anni siano estremamente evocativi e tendano a conciliarci, in una relazione sintonica, con la natura.
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