Uno di Un Milione: un percorso d’arte contemporanea per trovare l’acqua a tremila metri

di - 7 Luglio 2021

«Ogni cosa comincia in me, ora vive in te». Ci troviamo a 3000 metri d’alta quota, sul ghiacciaio che conforta e guida la Val di Sole con la sua ombra.

Interpretare la montagna

Interpretare è una bella parola, è un modo per decodificare un messaggio. E potremmo leggere già in questo senso ciò che tutti i ventri di ghiaccio, da ogni parte del mondo, cercano di renderci manifesto, ormai da qualche tempo. Eppure, tradurre non basta più. Se potessimo rinnovare con un’altra parola il verbo “interpretare”, questo potrebbe essere, allora, “presentificare”. Infatti l’obiettivo del progetto “Uno di Un Milione” è proprio quello di aggiornare costantemente la presenza della montagna nella vita delle persone, come si fa con le pagine web; questo vale per chi la vede ogni giorno, per chi si trova a sfiorarla per caso, per chi vive a latitudini lontanissime.

La propagazione del suono, da fondovalle ad alta quota

Tutto ha origine da un brano nato dai laboratori musicali organizzati dal Collettivo OP (già nel Padiglione Italia della Biennale Architettura 2018), nei comuni di Pejo e dintorni. Il piccolo componimento (che inizia con il verso riportato in questo articolo), è stato poi arrangiato dall’Orchestra e Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala ed eseguito sabato 3 luglio 2021 a 3000 metri d’altitudine dagli stessi bambini, emozionati e prevedibilmente un po’ intirizziti. Fine dell’evento, si abbassa il sipario (in questo caso, mai alzato), qualche flash e ognuno fa ritorno a casa. Invece no, perché “Uno di Un Milione” è appena iniziato: prosegue nel QR code delle borracce (guai a chiamarle souvenir del marketing) dove, avvicinando la fotocamera alla bottiglia, ognuno può riattivare una nota di quel canto della montagna e scoprire le fonti d’acqua della Val di Sole (sono disponibili sul sito unodiunmilione.com). E continua in una piccola stazione di posta che, d’ora in poi, abiterà in pianta stabile la montagna. Si tratta dell’installazione di Morgana Orsetta Ghini del Collettivo OP: due piccole cappelle votive che diffonderanno l’ascolto del brano per tutte le estati che verranno (e che in inverno, poi, saranno impacchettate e pronte per il letargo, come ci racconta l’Azienda per il Turismo Val di Sole). Opera che, forse, pecca un tantino di immediatezza (il cor-ten e l’acciaio bissano un po’ troppo l’intorno), ma non dimentichiamo che è un lavoro pensato per essere installato a 3000 metri (quindi con funivie e mezzi sospesi del caso), e destinato ad abitare un paesaggio – quello alpino – che ancora non sappiamo se e come sarà ospitale. Parlando di metallo, dietro queste sculture si intravede ancora il ferro messo a contenimento delle trincee della Prima Guerra Mondiale. È già un fatto, dunque, il poter abitare la montagna con suoni alternativi alle bombe.

Olafur Eliasson “Your mobile expectations: BMW H2R project”, 2007 Photo: Studio Olafur Eliasson © BMW Group / Olafur Eliasson

Ghiaccio in arte: un fatto di qualche anno

Tra i partner del progetto “Uno di Un Milione” è BMW che non è nuova in fatto di opere sui  – meglio, con – i ghiacci. È del 2007, infatti, “Your mobile expectations: BMW H2R project” l’Art Car di Olafur Eliasson dove una calotta di acciaio e ghiaccio prendeva il posto della scocca. Il nucleo di questa interpretazione era tutto nel motore a idrogeno, un elemento chimico che riesce a liquefarsi sotto lo zero e a trasformarsi, così, in combustibile. È un lavoro di ormai 14 anni fa (quando Greta Thunberg aveva solo 4 anni) e a cui, nella settimana in cui il Canada ha sfiorato la temperatura di 50 gradi, vale sicuramente la pena di accennare. Se non altro, per il potere preconizzante dell’arte.

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