Un’opera permanente di Eugenio Tibaldi per il Carcere di Rebibbia

di - 5 Aprile 2025

In occasione del Giubileo 2025, evento simbolico di rinnovamento spirituale, prende forma un progetto artistico che guarda alla rigenerazione attraverso i linguaggio dell’arte contemporanea. La Fondazione Severino e la Fondazione Pastificio Cerere, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo e il sostegno del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e del Ministero della Giustizia, promuovono un intervento site specific permanente a Roma, all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia Germana Stefanini, il più grande penitenziario femminile d’Europa. Al centro dell’iniziativa, curata da Marcello Smarrelli, la pratica artistica di Eugenio Tibaldi, artista da sempre attento alle dinamiche dei margini e alle possibilità estetiche emergenti nei territori di confine.

Possibilità poetica del margine

«Eugenio Tibaldi si cala con impegno e sensibilità nei contesti a lui affidati, progettando opere capaci di interpretare profondamente la realtà, immaginando alternative future partendo da ciò che la società considera come difetti o anomalie», ha dichiarato Smarrelli, motivando il coinvolgimento di Tibaldi per la «Realizzazione di un’opera d’arte in grado di cambiare, fosse anche per un solo istante, la prospettiva e lo sguardo delle detenute di Rebibbia».

Nato ad Alba 1977, attualmente Tibaldi vive e lavora a Torino, dopo aver trascorso vari anni a Napoli, e ha incentrato la sua ricerca sui contesti fragili, dalle periferie metropolitane ai paesaggi informali del Sud globale, dalle architetture dell’abbandono ai tessuti sociali disgregati. Spesso i suoi progetti espositivi si ampliano tra bidimensionalità ed elementi che scandiscono lo spazio, come nel caso, tra i lavori più recenti, del progetto per il Padiglione Italia alla Biennale di Malta del 2024, in cui ha raccontato la violenza nascosta del nostro presente postcoloniale.

Disegnare un futuro possibile: il progetto di Eugenio Tibaldi con le detenute di Rebibbia

«Per me è stato un onore essere stato invitato a pensare questo progetto. Il carcere è uno spazio al margine che le persone, spesso, preferiscono non osservare, doloroso, disturbante ed apparentemente distante. Invece, io l’ho sempre visto come uno dei tanti futuri possibili, uno dei tanti margini in cui potrei, ad un certo punto, incappare e abitare», ci ha raccontato Tibaldi, che ha iniziato questo percorso già nel settembre 2024, con una serie di visite preliminari all’interno del carcere, incontri con operatori e prime sessioni di laboratorio con le detenute. «Avere la possibilità di sviluppare questa ricerca all’interno del penitenziario, osservandone le dinamiche che si generano, uniformarmandomi ai suoi ritmi, mi sta cambiando profondamente», ha proseguito l’artista.

Il linguaggio scelto per attivare il processo è stato quindi il disegno, strumento diretto, universale, capace di superare barriere di ogni tipo e trasformare le storie individuali in materia per l’opera collettiva che andrà a prendere corpo nei mesi successivi. «Già da ora mi sento sinceramente grato a tutte le persone che stanno rendendo possibile tutto questo, alla direttrice di Rebibbia, alla polizia penitenziaria, agli educatori e a tutti coloro che ci stanno sostenendo nelle forme più disparate, ma in particolare all’entusiasmo e alla gioia con cui sono stato accolto dalle tantissime detenute che hanno deciso di prenderne parte. Spero di essere in grado di tradurre tutto questo nell’opera d’arte che realizzerò alla fine del percorso e che vivrà per sempre nel luogo e per le persone che l’hanno ispirata», ha continuato Tibaldi.

Un progetto, un’opportunità

«L’arte genera trasformazione e attraverso questo progetto le donne detenute di Rebibbia avranno l’opportunità di prendere parte alla realizzazione di un’opera d’arte che rafforzerà la loro autostima, stimolandone la creatività e aiutandole a far emergere un loro talento inespresso», ha affermato Paola Severino, presidente della Fondazione Severino che, insieme alla Fondazione Pastificio Cerere, ha già promosso dal 2022 altri progetti d’arte contemporanea per la Casa Circondariale di Rebibbia, come nel caso del lavoro di Fabrizio Sartori, a cura di Giuliana Benassi.

«Vogliamo che l’opera immaginata da Eugenio Tibaldi evochi una speranza di rinascita, contribuisca al riscatto e alla libertà interiore, tutti elementi che dovrebbero accompagnare il percorso che fa in carcere ogni individuo sottoposto a detenzione e che si sposano indissolubilmente con i valori che caratterizzano il Giubileo del 2025».

L’inaugurazione dell’opera di Eugenio Tibaldi per la Casa Circondariale di Rebibbia è prevista per dicembre 2025, in occasione del Giubileo dei Detenuti. Sarà il culmine di un processo lungo, che sceglie la partecipazione, la condivisione, l’opportunità.

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