Studio Studio Studio, Duna by Alberonero dialogues with Gharfa, Diriyah Oasis, designed and curated by Designlab Experience © Roberto Conte
L’Arabia Saudita continua nel suo lungo e complesso percorso di modernizzazione e sembra paradossale scriverlo, considerando l’immagine avveniristica dell’architettura della sua Capitale, Riyadh, il cui skyline è caratterizzato da edifici come il Kingdom Center o l’Al Faisaliah Center di Foster + Partners. In questa sfida alla tradizione, considerata ormai fin troppo angusta dalla nuova generazione della classe dirigente, come abbiamo scritto in diverse occasioni, anche l’arte contemporanea gioca il suo ruolo, tra centri commerciali e grattacieli, sebbene non ancora al livello di Abu Dhabi, modello al quale l’Arabia Saudita sembra ispirarsi, con il suo Louvre. Così, la Diriyah Season Committee, proseguendo le direttive della Commissione saudita per il turismo e il patrimonio nazionale, che si occupa di incrementare la spesa per il turismo nell’area, ha commissionato un nuovo, avveniristico progetto per Riyadh a Studio Studio Studio, realtà interdisciplinare fondata e diretta da Edoardo Tresoldi, della quale scrivevamo anche qui. Una sfida non semplice per l’artista italiano che, però, non si è lasciato intimidire e ha presentato Gharfa, un padiglione esperienziale situato all’interno di Diriyah Oasis, distretto culturale e di intrattenimento di 130mila metri quadrati, recentemente aperto al pubblico, progettato da Designlab Experience.
Edoardo Tresoldi ha collaborato con il designer Alberonero, il musicista Max Magaldi e il green designer Matteo Foschi, fondatore dello studio Odd Garden, per mettere in scena il rapporto tra uomo, paesaggio e architettura, in un sistema complesso di tecnica, realtà e illusione, dove l’artificio diventa opera e anche i proiettori e le impalcature sono parte integrante delle installazioni.
Gharfa si propone come un’opera totale, una scultura attraversabile resa attraverso la rete metallica, cifra stilistica delle architettura effimere di Tresoldi, che nella sua parte più alta raggiunge 26 metri di altezza. Ma in questo spazio colossale, la presenza di innesti di sughero definisce spazi intimi e percorsi serrati, che spronano alla scoperta. In dialogo con la presenza/assenza della rete metallica, l’installazione di Alberonero, Duna, realizzata in tessuto semitrasparente, come una soglia tra visibile e invisibile.
All’interno di Gharfa il fuoco, come momento di aggregazione universale e in riferimento alla cultura araba, è al centro dell’installazione video di Tresoldi. La tradizione araba è richiamata anche in un’altra installazione, un tappeto che fronteggia un cielo di nuvole artificiali, come a connettere il passato e il futuro. La simmetria delicata degli apparati decorativi arabi, viene sublimata nell’installazione green realizzata da Tresoldi e Matteo Foschi, in cui la vegetazione si intreccia con i materiali industriali. A scandire l’esplorazione del padiglione, il racconto sonoro di Max Magaldi, la cui totalità è percepibile solo una volta arrivati al centro della struttura.
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