Margaret Whyte, Tiempo de escuchar (installation view), 2024. Textiles and Mixed materials. Photographer Pablo Bielli © Pablo Bielli. Courtesy of the artist
Sarà Margaret Whyte a rappresentare l’Uruguay alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, che aprirà al pubblico dal 9 maggio 2026, con il progetto ANTIFRAGIL, curato da Patricia Bentancur, con il commissario Martin Craciun per l’Istituto Nazionale delle Arti Visive della Direzione Nazionale della Cultura del Ministero dell’Istruzione e della Cultura dell’Uruguay.
Il titolo della mostra allestita per la Biennale richiama il concetto di “antifragilità”, elaborato dal saggista e matematico Nassim Nicholas Taleb. Con questa espressione, Taleb indica quei sistemi che non si limitano a resistere agli shock e all’instabilità ma che arrivano a rafforzarsi proprio attraverso il disordine. La pratica di Whyte si muove in questa direzione: il suo lavoro nasce spesso da errori, tensioni e vulnerabilità, elementi che l’artista trasforma in possibilità formali e narrative. L’opera non vuole eliminare il caos ma lo assume come parte attiva del processo creativo, convertendo l’incertezza in una forma di resistenza poetica e materiale.
ANTIFRAGIL prende forma come un’installazione costruita attraverso l’incontro tra sistemi differenti. Tessuti e fibre convivono con oggetti tecnologici ormai obsoleti – vecchi macchinari, caschi da motocicletta, frammenti di detriti – dando origine a una struttura in cui materiali e storie si contaminano. L’assemblaggio si sviluppa proprio attraverso l’attrito tra le sue parti: componenti eterogenei si incontrano, si trasformano e ridefiniscono reciprocamente la propria funzione all’interno dello spazio espositivo.
In questo processo i materiali non vengono trattati come elementi neutri. L’artista insiste sulla dimensione biografica e affettiva che li attraversa. «I materiali con cui lavoro sono carichi di storie di uso, affetto ed esaurimento. Quando entrano in dialogo con resti industriali e tecnologici, non illustrano la fragilità: rivelano un’altra forma di resistenza», afferma Whyte.
Per la curatrice, Patricia Bentancur, il progetto mette al centro il gesto del tessere e dell’assemblare come pratiche che possiedono anche una dimensione politica. Intrecciare frammenti significa costruire relazioni, ma anche mettere in discussione narrazioni lineari e genealogie uniche. In questa prospettiva, il Padiglione Uruguay utilizza l’installazione per riflettere su come prospettive critiche e geografie culturali alternative possano incidere sui repertori artistici e sulle modalità di produzione del sapere.
«La presenza di Margaret Whyte a Venezia conferma l’attualità duratura di una pratica sostenuta nel tempo, in cui la fragilità diventa linguaggio e l’esperienza diventa materia, proiettando dall’Uruguay una voce singolare sulla scena internazionale», ha affermato Maru Vidal, Direttrice Nazionale della Cultura del Ministero dell’Istruzione e della Cultura dell’Uruguay.
Con ANTIFRAGIL, il Padiglione Uruguay propone quindi una riflessione sulla trasformazione della fragilità in linguaggio e sull’idea che instabilità e frattura possano diventare strumenti per ripensare le relazioni tra materia e storia, errori e immaginazione artistica.
Nata a Montevideo, dove vive e lavora, Margaret Whyte ha sviluppato negli anni una pratica installativa che attraversa linguaggi e supporti diversi. Il suo lavoro affronta questioni sociali e di genere, mettendo spesso in discussione le gerarchie tradizionali tra artigianato e arte contemporanea. Con installazioni site specific costruite con residui e materiali provenienti dalla cultura ultra-capitalista, l’artista indaga la possibilità di creare spazi in cui forme di esistenza differenti possano coesistere. Attiva sulla scena internazionale, Whyte ha esposto in numerosi contesti tra Europa e America Latina ed è membro della Fundación de Arte Contemporáneo sin dalla sua fondazione.
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