Venezia, la memorie dei suoni: intervista a Marco Fusinato

di - 18 Maggio 2022

A distanza di meno di un mese, dall’inaugurazione della Biennale Arte: “The Milk of Dreams”; sono molti i padiglioni nazionali che rimangono vividi nella memoria, non hanno tradito le aspettative riposte, anzi sono diventati luoghi di culto. Tra questa rosa di eccellenze svetta il Padiglione dell’Australia.
DESASTRES, a cura di Alexie Glass-Kantor, è un progetto acustico sperimentale che sincronizza il suono con l’immagine e assume la forma di una performance solista di durata di una installazione. Marco Fusinato si esibisce dal vivo nel Padiglione dell’Australia per la durata della 59. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia. Usa una chitarra elettrica come generatore di segnale nell’amplificazione di massa per improvvisare lastre di rumore, feedback saturi e intensità discordanti che innescano un diluvio di immagini su una parete LED indipendente che si snoda dal pavimento al soffitto. Le immagini provengono da un flusso di parole che sono state messe in una ricerca aperta su più piattaforme online. Non esiste un tema in quanto tale, piuttosto l’immersione del suono e dell’immagine è aperta al pubblico che lo interpretata e ne da un senso. L’intento è quello di creare una sorta di allucinazione, un’euforia collettiva in un caleidoscopio nel quale si avvicendano il disorientamento, la confusione e l’esaurimento.
L’opera è un invito per il pubblico a riunirsi all’interno di una concentrazione di energia ad alta intensità. Ciò che non può essere visto, può essere sentito: il suono come materia fisica generatore di un’esperienza trasformativa.
Fusinato è originario del Veneto. I genitori sono emigrati in Australia dove è nato. Attualmente vive e lavora a Naarm; il tradizionale nome aborigeno dato alla città di Melbourne. Naarm è la terra tradizionale della nazione Kulin. Parlo con lui di DESASTRES, e della una poetica corrosiva, intensa.

Marco Fusinato e Alexie Glass Kantor, photo Zan Wimberley

La vita è generatrice di contraddizioni. Ho letto che: “È quello stato intermedio che vuoi occupare.”, puoi spiegarci?
Un’iniezione di procaina nella tempia sinistra, anfetamina nella destra. L’output richiede sempre un input. C’e un’aspettativa di intrattenere, o più precisamente che il pubblico venga intrattenuto. Ma se la mia idea di ciò che significa intrattenimento non corrispondesse alla vostra? Le strategie, i focus group, i finanziamenti non possono imporre un abbraccio collettivo. Incontri, incontri, amministrazione e amministrazione non aiutano. Sono come un corvo sui fili della corrente, a osservare. Uno scarafaggio sotto il telo del barbecue, a frugare.

DESASTRES, Padiglione Australia, 59ma Biennale di Venezia

DESASTRES è il culmine dei tuoi interessi per la musica noise sperimentale, la cultura underground, le immagini dei mass media e la storia dell’arte che si fondono in modo onnivoro, disordinato, fortemente totalizzanti e destabilizzanti. Puoi presentarcelo?
DESASTRES è un progetto sul rumore sperimentale che sincronizza suono e immagine, e prende la forma di una performance durazionale da solista resa in un’installazione. L’artista va in scena durante le ore di apertura della Biennale di Venezia, per un totale di 200 giorni. Si esibisce dal vivo nel padiglione Australia usando una chitarra elettrica come generatore di segnali in un amplificatore di massa per improvvisare blocchi di rumore, feedback saturato e intensità discordanti che scatenano un diluvio di immagini su una parete autoportante a LED che va dal pavimento al soffitto. Le immagini sono estratte da un flusso di parole che sono state inserite in una ricerca libera su diverse piattaforme online. L’indicizzazione massiva caotica: un pantano di immagini sconnesse e disparate generate a caso. Non c’è un vero e proprio tema, ma la fusione di suono e immagine invita il pubblico a interpretare e a dare un senso. Lo scopo è creare una specie di allucinazione, di euforia da disorientamento e di sfinimento da confusione.

Marco Fusinato, DESASTRES, vista del padiglione

La cultura underground che aveva generato la tua immaginazione, è associata alla storia dell’arte. Chi è stato il tuo maestro?
Il compositore minimalista americano La Monte Young sostiene che una delle più forti influenze è stata per lui il suono del vento che soffia tra le fessure della baita dell’Idaho in cui era nato e della particolare impressione che la tonalità di quel suono fece su di lui da bambino. Questo mi ha fatto pensare alle mie memorie infantili dei suoni. Mi svegliavo la mattina con il suono delle auto e delle ferraglie che venivano schiacciate a Simsmetal in fondo alla strada. C’è un riverbero particolare che si crea alle sette di una mattina silenziosa. Bellissimo.

@https://twitter.com/camillaboemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.° Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, un Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha tenuto parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

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