Venezia, un progetto porta l’arte contemporanea negli spazi di una scuola media

di - 22 Maggio 2026

Per superare la rigidità delle istituzioni culturali di oggi, l’arte sceglie la via della rete: non più strutture verticali e gerarchiche, ma connessioni diffuse e sotterranee. Ci si chiede spesso cosa succeda quando il sapere non viene trasmesso per linee rette, ma avanza per dinamiche laterali, per infiltrazioni e contaminazioni impreviste. La risposta a questo interrogativo si trova nel cuore pulsante di Venezia, più precisamente nel Sestiere Castello. In concomitanza con l’apertura della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal 23 aprile al 23 maggio 2026 apre infatti al pubblico l’evento one touch of nature makes the whole world kin. Si tratta di un progetto espositivo e performativo profondo, che nasce da un’inedita collaborazione comunitaria tra tre realtà educative fortemente radicate nella comunità veneziana: l’Accademia di Belle Arti di Venezia, la Scuola Secondaria di I grado Pier Fortunato Calvi – parte dell’Istituto Comprensivo Dante Alighieri – e la School for Curatorial Studies Venice.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. Veronica Gelati and Rubina Stradella. Courtesy School for Curatorial Studies Venice

In un momento in cui la città lagunare si trasforma nell’epicentro del sistema dell’arte globale, attirando addetti ai lavori e visitatori da ogni angolo del pianeta, questa iniziativa sceglie deliberatamente di spostare il baricentro dell’attenzione critica verso una dimensione relazionale e di quartiere. L’approccio curatoriale si ispira in modo esplicito agli apparati radicali delle rizomorfe che, adattandosi al sottosuolo e alle risorse disponibili, connettono punti distanti tra loro, creando una rete vitale, resistente e ramificata all’interno di una realtà contemporanea segnata da fratture ed eccessi.

Prendendo in prestito il celebre verso di William Shakespeare, “One touch of nature makes the whole world kin”, il titolo si configura come un rimando alla complessità intrinseca della natura umana, perennemente segnata dall’attrito tra la spinta individualista e la ricerca viscerale dell’altro. Nel riconoscere e accogliere questa tensione costitutiva, la mostra propone di ripensare i rapporti personali come vere e proprie trame interconnesse, capaci di generare scambio e diffusione della conoscenza, intesi come opportunità di un arricchimento condiviso e universale.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. Veronica Gelati and Rubina Stradella. Courtesy School for Curatorial Studies Venice

La vera specificità di questo appuntamento risiede nella scelta e nella gestione della sua sede espositiva: la Scuola Secondaria di I grado P. F. Calvi, un istituto scolastico in piena attività. Attraverso un percorso espositivo curato specificamente per l’occasione, le classi, i corridoi e gli spazi comuni dell’istituto vengono letteralmente reimmaginati dalle opere degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, selezionate tramite un’open call mirata.

Dipinti, sculture e dispositivi partecipativi si innestano nell’architettura scolastica per interrogare i meccanismi profondi della trasmissione del sapere, configurandosi come elementi interconnessi di un unico, grande ecosistema. La convivenza qui fiorisce in modo simbiotico e privo di frizioni artificiali. Durante le ore mattutine la scuola continua a essere regolarmente frequentata dai bambini e dai ragazzi della scuola media, che svolgono le loro lezioni quotidiane negli stessi spazi che ospitano gli interventi artistici, sviluppando un dialogo visivo quotidiano con la ricerca visiva attuale; nel pomeriggio, poi, le porte dell’edificio si aprono al pubblico, trasformando l’aula da spazio pedagogico a territorio di confronto critico per la collettività.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. Veronica Gelati and Rubina Stradella. Courtesy School for Curatorial Studies Venice

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una rete di nodi tematici dedicati a forme trasversali di apprendimento, dove segni, simboli, suggestioni sensoriali, metamorfosi e corrispondenze invitano il visitatore a confrontarsi con la natura intrinsecamente multiforme della conoscenza. Al fine di valorizzare al massimo gli aspetti relazionali e laboratoriali, prendono parte attiva al progetto anche artisti e collettivi di rilevanza internazionale, chiamati a interagire con il contesto scolastico e urbano attraverso workshop, talk e installazioni.

Se la proposta teorica ed espositiva si estende fluidamente per l’intero mese di apertura, la cruciale settimana inaugurale della Biennale di Venezia vede l’offerta culturale arricchirsi ulteriormente grazie a una straordinaria serie di performance intitolata We Travel To Know Our Own Geography, interamente curata da KUBORAUM Editions. Kuboraum, noto progetto curatoriale e marchio di eyewear d’avanguardia nato nel 2012 all’interno di un ex ufficio postale al confine tra Berlino Est e Berlino Ovest, si è sempre affermato in totale opposizione all’estetica dominante dell’industria di massa, rifiutando le logiche guidate dalle ricerche di mercato per restituire all’oggetto una forte valenza simbolica e identitaria.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. Veronica Gelati and Rubina Stradella. Courtesy School for Curatorial Studies Venice

Con KUBORAUM Editions, questa medesima visione viene estesa ai territori del suono, della performance e dell’editoria indipendente, plasmando un paesaggio culturale che resiste strenuamente a ogni tentativo di catalogazione e che si muove lungo i binari fluidi del “non-genere”. All’interno degli spazi della scuola media Calvi, questa ricerca si tradurrà in azioni fisiche e sonore intense che vedranno il coinvolgimento di artisti internazionali del calibro di Tianzhuo Chen (aka ASIANDOPEBOYS) & Siko Setyanto, Cosimo Damiano, Emiliano Maggi, Frankie & Kelman Duran, Joshua Serafin (con Görkem Şen e Pierre Bayet), Romain Azzaro, Kianí del Valle & Ziúr, Ziúr & Sandi (con Martina Bertoni e Sara Persico) e Vinicius Jayme Vallorani.

La forza di questo progetto risiede anche nella capacità di non lasciare indietro la comunità studentesca locale che ospita l’evento. Gli studenti della Scuola Secondaria I grado P. F. Calvi sono infatti i protagonisti assoluti di Ecosistemi, un programma educativo appositamente costituito e strutturato per l’occasione dalla School for Curatorial Studies Venice, con l’intento di avanzare una proposta di conoscenza intesa non come sterile nozionismo, ma come processo vivo, collettivo ed emergente dall’interazione diretta di energie ed esperienze differenti.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. Veronica Gelati and Rubina Stradella. Courtesy School for Curatorial Studies Venice

Il progetto è interamente curato dagli studenti della 33ma edizione del Corso in Pratiche curatoriali e Arti contemporanee della School for Curatorial Studies Venice, tra cui Miriana Carradorini, Elia Castello, Alessandro Cerchier, Vittoria Colagiovanni, Sara Collivasone, Camilla Credendino, Yasmine El Hafidi, Niccolò Freri, Luiza Gareeva, Veronica Gelati, Alessia Leoni, Martina Leva, Giada Libero, Alessia Magini, Elena Mutti e Rubina Stradella, sotto l’attento coordinamento curatoriale di Francesca Fialdini.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. ph. Sandra Corgiu

La School for Curatorial Studies Venice, fondata originariamente da Aurora Fonda e Sandro Pignotti nel 2004, si conferma così come un centro interdisciplinare fondamentale per l’insegnamento teorico e pratico delle arti contemporanee. Accanto a essa, l’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata a metà del Settecento, dimostra ancora una volta il proprio continuo rinnovarsi attraverso il confronto diretto con gli esiti della ricerca attuale, mentre l’Istituto Comprensivo Dante Alighieri evidenzia il valore di trasformare l’istruzione in un’esperienza concreta di crescita sociale e paritaria sul territorio veneziano.

One touch of nature makes the whole world kin, ph. ph. Sandra Corgiu

L’appuntamento, completamente gratuito per tutta la cittadinanza e per i visitatori, rappresenta una tappa imperdibile per chiunque voglia osservare come l’arte contemporanea possa realmente farsi collante sociale e sotterraneo, partendo dal luogo in cui si coltiva il futuro.

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