Verso ArtVerona 2024: Fabio Mauri protagonista del format Habitat

di - 31 Maggio 2024

La road di preparazione verso la 19ma edizione di ArtVerona, che si terrà dall’11 al 13 ottobre 2024, è proseguita nei giorni scorsi a Roma, nello Studio di Fabio Mauri, per addentrarsi nel mondo interiore e scoprire i particolari meno noti di uno degli artisti italiani più sperimentali del Novecento, precursore di tematiche diventate oggi di dominio pubblico, dall’estetica del controllo sempre più ramificata, alle distorsioni dei concetti di ideologia e nazione, all’ambigua pervasività delle tecnologie visive. Ad aprire le porte dello Studio Mauri di Roma, sono stati Santiago Mauri, presidente, Ivan Barlafante, direttore, e Sara Codutti, curatrice. Nato nel 1926 e scomparso nel 2009, sarà proprio Mauri uno dei protagonisti di Habitat, il format espositivo giunto alla terza edizione, con il quale la fiera d’arte contemporanea veronese vuole far riviere quelle opere storiche che prevedono un forte coinvolgimento sensoriale, in cui lo spazio stesso viene creato e plasmato dall’artista, in un’inedita esperienza di visione.

«Attraverso questa esplorazione dello spazio artistico trova compimento il processo di partecipazione immersiva del visitatore che è invitato ad esplorare lo spazio e per la prima volta a “entrare” dentro un’opera d’arte», spiegano da ArtVerona. Per i precedenti appuntamenti, nel 2023 sono stati ricreati due ambienti risalenti agli anni ’60, realizzati da Gianni Colombo e Marinella Pirelli, mentre nel 2022 fu la volta degli spazi immersivi di Ugo La Pietra, Marina Apollonio, Nanda Vigo e Luciano Fabro. Sempre sulla linea di proporre una partecipazione immediata del fruitore, ArtVerona ha proposto anche un altro format, Red Carpet, che è diventato uno dei progetti più riconoscibili e identitari della fiera: una grande opera d’arte che prende la forma di un tappeto di oltre 400 metri quadrati e accoglie il visitatore nella Galleria dei Signori. L’opera è stata commissionata a Paola Pivi, Stefano Arienti e Peter Halley, rispettivamente nel 2021, nel 2022 e nel 2023.

Fabio Mauri visse tra Bologna e Milano fino al 1957, poi si trasferì a Roma. Nel 1942, giovanissimo, aveva fondato con Pier Paolo Pasolini la rivista Il Setaccio. Qualche anno più tardi, nel 1967, con Umberto Eco, Edoardo Sanguineti e Angelo Guglielmi fondò la rivista Quindici. Fu presidente delle Messaggerie e della Garzanti e insegnò per 20 anni Estetica della sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Ha partecipato o è stato ricordato in occasione delle più importanti manifestazioni d’arte contemporanea: sette edizioni della Biennale d’arte di Venezia – nel 1954, 1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015 – e a dOCUMENTA(13) a Kassel, nel 2012.

Mauri considerava la pratica artistica come propaggine per mettere alla prova il suo ampio e stratificato impianto teorico e, di conseguenza, non nutrì molto interesse per le inclinazioni del sistema dell’arte: in anni in cui ci si concentrava sull’azzeramento della visione, lui apriva la strada alla pienezza, al peso, alla responsabilità sociale, quotidiana, dell’osservare e del fare. Proprio per questa sua forma “iperestesa”, speso al limite tra i linguaggi della rappresentazione e della messa in azione, con opere con cui interagire nel corso di performance, la ricerca di Fabio Mauri sembra adattarsi particolarmente al format Habitat di ArtVerona: ne sapremo di più alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione di ottobre 2024, che si terrà la settimana prossima.

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