Dimentichiamo la Grande Onda di Hokusai, ora c’è Wawe a Soeul, un’enorme istallazione animata, situata nella piazza Coex K-Pop.
Già due anni fa, abbiamo visto come la più celebre stampa nipponica, stesse per raggiungere dimensioni colossali sulla facciata degli edifici di Etalon City, a Mosca.
Ma l’iconica xilografia del famoso artista giapponese, racchiusa in una superficie circa 25 x 38 cm è stata ora soppiantata dalla monumentalità di questo innovativo progetto coreano.
Frutto della creatività di d’strict, Public Media Art # 1_ WAVE è il titolo di una proiezione di un’onda ricostruita in digitale in uno spazio della misura di 80,8 m x 20,1 m.
L’ immagine oscilla in loop sugli schermi della facciata del SmTown Coex Artium, una costruzione che si trova a Gangnam, quartiere esclusivo della città.
L’enorme cartellone che accoglie l’opera, il SmTown External Media, installato solo due anni fa, ha proiettato numerosi video live e musicali di K-pop, musica pop coreana. Il display è il più grande della Corea, tanto da essere definito la “Time Square” di Seoul.
La grande onda della nostra era è digitale. Wawe appare ai passanti come un fluido intrappolato in una teca di vetro che sembra infrangersi da un momento all’altro per la potenza visiva e sonora dell’acqua. Questo flusso è infatti ricostruito a grandezza naturale, con tanto di rumore ed effetto di risacca.
L’installazione di Gangnam è stata realizzata con la tecnica dell’anamorfosi. Un metodo impiegato già nel Rinascimento che crea un’illusione ottica proiettando l’immagine in modo distorto, visualizzabile da un preciso punto di vista o con l’uso di strumenti deformanti.
È questo il principio che è stato utilizzato per creare una nuova “grande onda”. Non più su carta e in formato bidimensionale, ma in 3D pronta per schiantarsi contro di noi, se solo fosse vera.
Il progetto, realizzato in 4 mesi, gioca con contenuti virtuali su un ambiente costruito, rivelandosi un’esperienza all’avanguardia al limite tra realtà e finzione.
Ad occuparsi del progetto è stata l’azienda coreana d’strict, specializzata nell’uso di tecnologia e media digitali per creare arte pubblica dai contenuti immersivi. «Vogliamo creare esperienze travolgenti. Le onde sono belle e dinamiche in sé, ma le abbiamo scelte come soggetto perché evocano sensazioni di conforto, che ora sono molto necessarie.» così afferma Jun Lee, direttore dello sviluppo aziendale.
C’è da dire che l’impatto non è del tutto rilassante: alcuni commenti sui social hanno definito l’onda come l’interno di una lavatrice, altri l’hanno paragonata a un mare in quarantena.
Che possa essere una visione distensiva o frenetica, sicuramente è grazie alla sua potenza che riesce a stabilire un forte effetto sul pubblico.
Se la stampa di Hokusai descriveva un’onda che minacciava barche e rematori, la Wawe di Seoul non mette in pericolo nessuno.
Piuttosto ci ricorda del forte impatto con un pericolo attuale e ci esorta a reagire con la stessa imponenza con cui finge di spaccare il vetro del display su cui è proiettata.
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