Categorie: Arte moderna

Da Previati a Fede Galizia nel 2020

di - 8 Gennaio 2020

Il 2020 si preannuncia un anno dall’intensa e “agguerrita” programmazione espositiva nel Belpaese. Ecco una prima selezione di anteprime. Il prossimo 8 febbraio è ai nastri di partenza “OLTRE LA CORNICE. Gaetano Previati e il rinnovamento artistico tra Ferrara e Milano” in scena a Ferrara, nelle sale del Castello Estense. In occasione del centenario della sua morte, la città natale rende omaggio a Previati con una mostra organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, che conservano un vasto fondo di dipinti e opere su carta dell’artista. La rassegna presenta al pubblico più di sessanta opere, accostando olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa trentacinque) a un notevole nucleo di opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private. Il titolo dell’esposizione, Oltre la cornice, vuole evidenziare la tensione costante nella ricerca di Previati verso il superamento dei tradizionali confini della pittura “da cavalletto”, intesa come mezzo espressivo, come codice visivo o ancora come modalità di interazione con il pubblico.

I due capolavori di Gentileschi a confronto

Dal 1° marzo a Cremona, nella Pinacoteca Ponzone, è invece la volta di “ORAZIO GENTILESCHI. La fuga in Egitto e altre storie”. Il pubblico potrà ammirare, l’una di fianco all’altra, due versioni del “Riposo durante la fuga in Egitto”, capolavori di Orazio Gentileschi che risalgono al momento in cui l’artista – forse il più precoce, intelligente e spregiudicato interprete tra i pittori caravaggeschi – godeva di enorme fama internazionale. Fama accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra dove era stato chiamato da George Villiers, primo duca di Buckingham. La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto” venne messa all’asta da George Cromwell ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di Praga, e infine al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Anche la seconda versione non ebbe pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento il dipinto finì anch’esso nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a far parte della collezione di Paul Getty a Malibu e, oggi, è uno dei tesori di una collezione privata di Mantova.

Gaetano Previati, Nel prato (Pace), 1889-90. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Su concessione del MiBACT

La riscoperta di fede Galizia

Particolarmente attesa è, dal 4 luglio, la mostra monografica riservata dal Castello del Buonconsiglio di Trento a FEDE GALIZIA. “Amazzone nella pittura”. Quando anche le donne fu riconosciuto il diritto di dipingere, Fede Galizia fu tra le prime a ottenere riconoscimento e successo internazionali. Accanto a lei, tra Cinque e Seicento protagoniste al femminile della pittura furono poche altre: Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi, al centro di numerose esposizioni, anche in virtù delle loro vite avventurose. Quasi a confermare invece il “non protagonismo” di fede Galizia, solo ora il mondo dell’arte le riserva una mostra monografica, nonostante abbia da qualche decennio riconquistato il credito internazionale che l’aveva circondata in vita. Come conferma il prezzo di quasi due milioni di euro ottenuto a una recente asta newyorchese da una delle sue magnifiche Nature morte.

Fede Galizia, Noli me tangere. Pinacoteca Brera, Milano

Il Rinascimento “Made in Veneto”

Ai primi di dicembre, esattamente dal giorno 4, va in scena a Vicenza, alla Basilica Palladiana, DIETRO LE QUINTE DEL RINASCIMENTO. Fare arte nel Veneto di terraferma (1550-1616)”: cinquant’anni di vita artistica nella terraferma veneta, dal 1550 alla fine del secolo, con uno sguardo particolare su Vicenza, i suoi artisti Palladio, Scamozzi e Jacopo Bassano e i loro amici e sodali in molte occasioni Alessandro Vittoria, Paolo Veronese, Palma il Giovane. È il risultato di un momento in cui l’arte veneta è investita dall’impatto rivoluzionario di Raffaello e Michelangelo, che scardina le scuole regionali proponendo un linguaggio nuovo, di portata nazionale, che trionferà in tutta Europa nei secoli successivi. È il linguaggio del Rinascimento italiano o – come lo chiamava Giorgio Vasari nelle sue famose Vite (1550 e 1568) – la “maniera”.

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