Categorie: Arte moderna

Dalle macerie di Palazzo Sursock, a Beirut, spuntano due opere di Artemisia Gentileschi

di - 11 Giugno 2021

Lo storico dell’arte Gregory Buchakjian ha scoperto due opere che potrebbero essere attribuite ad Artemisia Gentileschi, conservate nella collezione di Palazzo Sursock, adiacente al Museo Sursock, nello quartiere di Achrafieh, a Beirut. L’edificio fu colpito dall’esplosione 4 agosto 2020, che causò la morte di 215 persone e il ferimento di altre 7mila, devastando interi quartieri della capitale del Libano e provocando danni ingenti a numerosi palazzi.

L’impatto fu disastroso anche per il settore culturale, visto che l’area nelle vicinanze del porto, epicentro dell’esplosione, è tra quelle più vivaci, grazie anche alla presenza di numerose gallerie d’arte di livello internazionale, come Sfeir-Semler, Mark Hachem, Marfa e Opera Gallery. Le fotografie degli eleganti spazi espositivi quasi completamente distrutti destarono grande turbamento e molte sono state le iniziative a favore della comunità culturale di Beirut e anche Helen Cammock, Oscar Murillo, Tai Shani e Lawrence Abu Hamdan, i quattro vincitori del Turner Prize 2019, si impegnarono per una raccolta fondi.

Meno diffuse ma altrettanto disturbanti, le immagini di Palazzo Sursock, che al suo interno ospita una importante collezione d’arte, colpirono Buchakjian, fotografo e film maker, oltre che storico dell’arte, originario di Beirut che, negli anni ’90, studiò alla Sorbona di Parigi, con una tesi di master incentrata proprio sulle opere del Palazzo, tra le quali, capolavori di Luca Giordano, Andrea Vaccaro e Matthias Stomer, tra gli altri. L’inflessione italiana non deve stupire: la formazione della collezione risale agli anni ’20 del ‘900, con il matrimonio tra Alfred Sursock, membro della ricca famiglia nobiliare dei Sursock, e Maria Teresa Serra di Cassano, una nobildonna di Napoli. La casa, però, non è un museo pubblico e molte delle opere non hanno didascalie e non presentano una attribuzione ma, secondo Buchakjian, due potrebbero essere riconducibili ad Artemisia Gentileschi.

Quante opere di Artemisia esistano è ancora oggetto di dibattito. Secondo la studiosa Sheila Barker, storica dell’arte, membro del MAP – Medici Archive Project e direttrice del Jane Fortune Research Program on Women Artists, ne sarebbero 58 ma per altri il numero potrebbe salire fino a 68. Per Buchakjian, nel novero delle opere autografe di Artemisia sono da inserire anche quelle di Palazzo Sursock: Ercole e Onfale, e una Maddalena penitente, che potrebbero essere databili, rispettivamente, ai primi anni ’30 del ‘600 e al 1640. Buchakjian ha però ipotizzato che, nel corso degli anni, le due tele sarebbero state alterate ma il confronto con lo stile e la composizione sembra convincente, anche se le opere erano completamente sconosciute agli studiosi di Gentileschi prima della scoperta.

La stessa Barker, che è considerata una delle massime esperte in materia, ritiene che Buchakjian abbia presentato solide prove storico-artistiche. «L’analisi visiva di Gregory è inattaccabile data la complessità del panorama artistico nel sud Italia del XVII secolo», ha spiegato a Hyperallergic. «Credo che questa sia la prima rappresentazione che abbiamo di un Ercole di sua mano», ha detto Barker, «Anche se sappiamo da tempo dai documenti che ne dipinse molti nella sua carriera, tra cui uno tra il 1619 e il 1620, a Firenze». A convincere Baker, in particolare, i gioielli: «I design di gioielli specifici, così come un tipo di viso o un modo di dipingere il tessuto, possono essere un segno distintivo con cui riconoscere la mano (e la mente) di un artista. I documenti mostrano che Artemisia possedeva molti gioielli, anche quando era appena agli inizi della sua carriera. È anche noto che suo nonno era un gioielliere. Che mostri una predilezione per i cammei e gli orecchini alla moda nei suoi costumi per le sue eroine sembra naturale. L’inclusione di gioielli splendidamente realizzati sembra essere una caratteristica della sua arte in tutti i periodi della sua lunga carriera».

A seguito dell’esplosione, che pure ha colpito gravemente Palazzo Sursock, le presunte opere di Artemisia Gentileschi sono rimaste per lo più intatte, anche se hanno subito ingenti danni. «Vorrei vedere il palazzo restaurato, è molto importante che sia aperto al pubblico», ha detto Buchakjian. «Sarebbe meraviglioso per Beirut riavere questo luogo che non è solo architettonicamente e artisticamente eccezionale ma che conserva anche due dipinti di Artemisia Gentileschi. Queste sarebbero le uniche sue opere al di fuori dell’Europa e del Nord America».

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