Incontro con il capolavoro. Vermeer. Donna in blu che legge una lettera dal Rijksmuseum di Amsterdam. Installation view. Ph. Perottino
Fino al prossimo 29 giugno presso la Sala Atelier di Palazzo Madama a Torino, sarà possibile ammirare il capolavoro di Johannes Vermeer Donna in blu che legge una lettera, proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam. L’evento, curato da Clelia Arnaldi di Balme, Anna La Ferla e Giovanni Carlo Federico Villa, già curatore della mostra Tra Vedova e Tintoretto, sempre a Palazzo Madama, inaugura il ciclo Incontro con il capolavoro, in cui le opere di grandi maestri del passato sono proposte al pubblico quasi come singoli dispositivi concettuali ogni volta in grado di porsi in dialogo con il presente.
L’opera rappresenta una donna, visibilmente incinta, assorta nella lettura di una lettera che forse ha appena ricevuto. La donna si trova in un interno e, come sempre nelle opere di Vermeer, la luce filtra nella stanza da un’unica fonte esterna, una finestra posta di fronte al soggetto. Si dice che Vermeer dipingesse i suoi soggetti dal vivo, sempre nella stessa stanza, il proprio studio, pervasa dalla luce proveniente dalla piccola finestra posta di fronte al luogo dell’azione, componendo le proprie immagini in un sapiente gioco di luci e presenze. Sono sempre gesti e azioni minime, che evocano una profonda dimensione interiore, quasi meditativa.
In questo caso la luce assume una sfumatura azzurra, che permea tutto e pare provenire dall’abito della donna, una casacca blu dipinta, nel quadro, con un raro pigmento particolare di lapislazzuli provenienti da terre lontane. Gli oggetti intorno a lei, i libri sul tavolo e soprattutto la carta geografica sullo sfondo (una stampa del 1621 realizzata da Willem Janszoon Blaeu su disegno di Balthasar Florisz van Beckernrode) alludono a un mondo in espansione, a lontananze geografiche che sanno di viaggi in luoghi lontani ed esotici. La donna è completamente immersa nell’azione che sta compiendo, come sempre accade nei soggetti di Vermeer. Lo spazio interiore quasi prevale su quello fisico. Le mani che stringono la lettera e la bocca, però, leggermente aperta, ci fanno indovinare un leggero stato di tensione e aspettativa. Forse la bocca è dischiusa in una lettura tra sé e sé a mezza voce, oppure si tratta di un’espressione di leggera sorpresa. Il segno sulla stoffa che ricopre la sedia dietro di lei, ci fa supporre che la donna si sia alzata di scatto, forse nell’ansia di leggere il contenuto della lettera che ha ricevuto.
Ma esaminiamo meglio gli elementi del quadro. Se la carta geografica e la lettera rimandano a luoghi lontani, il ventre in attesa e l’attitudine della donna concentrata nella lettura, fanno pensare invece a uno spazio e a un tempo interiore, a cui noi non abbiamo accesso se non dall’esterno, come meri spettatori. È qualcosa di vicino, dunque, di intimo, ma che si sottrae inevitabilmente alla nostra curiosità. Sono due lontananze contrapposte, perciò, ma altrettanto misteriose per noi e quindi cariche di un fascino fatto insieme di attesa, magia e senso di intimità.
La dialettica tra lontano e vicino, la luce soffusa che allude ad uno spazio mentale o forse quasi mistico, fa venire in mente la definizione di aura di Walter Benjamin, quell’“apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina”. La frase sembra scritta apposta per questo quadro, e quasi lo descrive. Inoltre, il dettaglio della piega sull’abito della donna, che costringe lo sguardo ad involversi su se stesso, per poi divincolarsi e tornare verso le tonalità più luminose, fa invece venire in mente le indagini di Deleuze sul Barocco e sul tema della piega.
Anche qui, come per la piega di Deleuze, il punto di vista oscilla, nella tensione concettuale tra spazi lontani a cui tutto allude, compreso il tema della gestazione, e intimità privatissima di uno spazio mentale.
Oggi non scriviamo più lettere, ci affidiamo ad altri metodi di comunicazione certamente più efficaci, ma indubbiamente meno carichi di magia. Dove le distanze si annullano e l’aura svanisce, viene il sospetto che qualcosa rischi di andare perduto. Ma sarà proprio così? Certo, dal blu dei pigmenti rari di Vermeer a quello delle spunte di Whatsapp il passo non è affatto breve. Eppure ognuno, ancora oggi, conosce quell’atmosfera soffusa, che sa di attesa, di aspettativa che stimola l’immaginazione, che sembra ordire una specie di spazio segreto e tutto interiore. L’atmosfera diventa una quasi-cosa, come dicono i filosofi che studiano l’atmosferiologia, cioè uno spazio/tempo soffuso ma carico di tonalità emotiva. E così il dipinto di Vermeer parla all’umanità di oggi come a quella di allora, con la stessa dolcezza e carica poetica.
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