Categorie: Arte moderna

Luca Signorelli e Roma. Una mostra ai Musei Capitolini

di - 11 Ottobre 2019

I Musei Capitolini partecipano alle celebrazioni, già in atto, per l’anno di Raffaello (il 2020) con un interessante progetto su Luca Signorelli (1450ca-1523), indubbiamente una delle personalità più affascinanti del Quattrocento e figura centrale nel contesto artistico in cui l’urbinate lavorò. La mostra indaga il rapporto tra l’artista e la Città Eterna – identificata nelle sue antichità e nei suoi monumenti – che rappresenta buona parte dell’alfabeto figurativo cui attinse per dare forma alla sua pittura: fascinazione comune a molti artisti del Rinascimento, che Signorelli sfuma con la dolcezza e il lirismo tipico della cultura figurativa del centro Italia.

Il percorso espositivo si apre con la ricostruzione, attraverso pitture di paesaggi, incisioni e medaglie, della prima Roma che conobbe Signorelli, quella di papa Sisto IV: figura significativa per il museo, nato proprio con la donazione alla città della collezione di sculture di bronzo lateranensi da parte del pontefice. Sotto la sua guida la città conobbe un vivace sviluppo culturale, l’impresa più nota è il cantiere della Sistina, dove Signorelli fu chiamato a lavorare: di lui rimangono alcuni personaggi ne Il testamento e la morte di Mosè.

Luca Signorelli, Battesimo di Cristo, 1508, Olio su Tavola, Arcevia, Collegiata di San Medardo

Un prestigioso incarico che chiarisce il valore di questo artista, che a Roma si nutrì delle opere d’arte antica e le metabolizzò e le rielaborò in maniera originale: i Musei Capitolini espongono in mostra anche il loro Spinario, bronzo del I secolo a.c., in compagnia del suo gemello in marmo proveniente dagli Uffizi. Un dialogo ideale con le grandi pale d’altare dove il pittore ripropone esattamente questo modello prima nel giovane seduto alle spalle della Madonna col Bambino nel tondo di Monaco e poi nell’uomo che attende di essere battezzato da Giovanni nella splendida pala di Arcevia.

La sezione successiva ricostruisce, grazie all’utilizzo di pannelli luminosi, il lavoro più noto e celebrato, la decorazione eseguita tra il 1499 e il 1504 della Cappella Nova (o di San Brizio) nel Duomo di Orvieto, dove l’artista mette in scena la straordinaria rappresentazione del Giudizio Universale, con l’Inferno e il Paradiso: una rassegna di dannati e di beati in cui ogni singolo personaggio è connotato da una prorompente fisicità, in cui è desumibile lo studio della statuaria antica e dell’anatomia umana. Il rapporto con Roma è rintracciabile nell’eredità che questo ciclo pittorico lascia: pochi anni dopo infatti se ne ricorderà Raffaello ma soprattutto ci rifletterà Michelangelo, che quella fisicità sublimò negli splendidi nudi della Sistina.

La mostra ha come titolo “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte”: oltre all’indagine sul rapporto tra la città e il pittore viene ricostruita la fortuna critica, che vide Signorelli perdere nel corso dei secoli la sua fama, che pure lo aveva accompagnato in vita, fino alla definitiva riscoperta nel XIX secolo. Una incomprensione che è ben esemplificata all’inizio del percorso di visita con l’esposizione di due sculture che riflettono diverse fisionomie di Signorelli: la prima, del 1816, fu eseguita da Pietro Pierantoni sulla base di un’errata immagine che si perpetrava dalla prima edizione delle vite di Vasari. La seconda, del 1848, fu realizzata da Pietro Tenerani finalmente, dopo più di 3 secoli, con le vere sembianze dell’artista cortonese, desunte dal modello più esatto possibile: il ritratto che proprio Signorelli lasciò di sé su una delle pareti del Duomo di Orvieto.

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