Categorie: Arte moderna

Una mostra riporta a Venezia il Tintoretto di David Bowie

di - 2 Settembre 2019

Ritorna in Laguna uno dei dipinti più iconici della pittura veneziana. Si tratta di un’opera decisamente rock, visto che stiamo parlando della Santa Caterina d’Alessandria, realizzata dal Tintoretto, celebre anche per il suo carattere a dir poco focoso, e appartenuta a un’altra personalità dal carisma eccezionale, David Bowie. La pala sarà esposta in occasione della mostra “Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa e da altre collezioni fiamminghe”, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con Flemish Community, Città di Anversa e VisitFlanders, visitabile dal 5 settembre 2019 al 1 marzo 2020, a Palazzo Ducale di Venezia.

Credit: Andrea Avezzù Photography

Il grande cantante inglese era un estimatore di Jacopo Robusti che, nelle Vite di Giorgio Vasari, fu descritto con epiteti piuttosto significativi, quali il furioso o il terribile. Raffinato studioso del viso umano e delle sue espressioni emotive e psicologiche, le sue opere sono animate da un acceso dinamismo della composizione, con scorci fulminei e prospettive vibranti che avrebbero dato linfa al Barocco più maturo. Oltre alla genialità irrequieta, i corsi e ricorsi tra l’artista e il musicista sono tanti. Per esempio, sul pianeta Mercurio, che nella mitologia latina è considerato l’inventore della lira, un cratere è dedicato proprio a Tintoretto, come ben sapeva Ziggy Stardust o l’astronauta Major Tom.

L’Angelo che annuncia la Santa Caterina il suo martirio fu realizzato intorno agli anni sessanta del Cinquecento e dell’opera esiste anche un bozzetto d’autore, di Pieter Paul Rubens, contenuto nel suo Italian Sketchbook oggi al British Museum di Londra. La pala fu commissionata a Tintoretto dalla Scuola di Santa Caterina per la chiesa di San Geminiano, originariamente in Piazza San Marco ma, oggi, perduta. L’edificio fu infatti distrutto nel 1807 per ordine di Napoleone e il patrimonio in esso conservato, come una pala d’altare di Giovanni Bellini e una coppia di ante d᾿organo di Veronese, venne disperso.

Jacopo Robusti detto Tintoretto,
L’angelo annuncia il martirio a Santa Caterina d’Alessandria (part.),
Noto come Il Tintoretto di David Bowie, 1560 ca.
Collezione privata

Il dipinto di Tintoretto fu conservato per alcuni anni alle Gallerie dell’Accademia di Firenze, per essere poi acquistato da un colonnello britannico, fino ad arrivare nella collezione privata di David Bowie, comprendente anche opere, tra gli altri, di Marcel Duchamp, Francis Picabia e Jean-Michel Basquiat. Ma con Tintoretto, Bowie sentiva qualche affinità particolare, al punto che chiamò la sua etichetta discografica Tintoretto Label. Della vena propriamente artistica di Bowie e della sua abilità nel disegno, poi, scrivevamo anche qui.

Comunque, la collezione della star andò all’asta nel 2017 da Sotheby’s e la Santa Caterina fu venduta a un collezionista privato europeo, per 191mila sterline. Oggi l’opera è in prestito al Rubenshouse di Anversa, in Belgio, un museo frequentato da Bowie. «Quando il dipinto di Tintoretto fu esposto al Rubenshuis, poco dopo la vendita, e fu ribattezzato dalla stampa “il Tintoretto di Bowie”, il numero di visitatori aumentò del 30%. Per molti di loro era la prima volta all’interno di un museo. Il fatto che un nuovo pubblico scopra i dipinti dei Grandi maestri attraverso un’icona rock del Novecento – che è anche uno dei motivi per cui la Fondazione Musei Civici di Venezia ci ha invitato a organizzare questa mostra a Palazzo Ducale – è, per citare J.J. Norwich, un motivo per celebrare», ha dichiarato Ben van Beneden, Direttore del Rubenshuis di Anversa e curatore della mostra a Palazzo Ducale.

Oltre all’opera di Tintoretto, per la mostra a Palazzo Ducale saranno esposti anche altri capolavori delle collezioni fiamminghe, tra Maerten de Vos, Pieter Paul Rubens e Antoon van Dyck. Graditi anche i ritorni a Venezia di due dipinti di Tiziano, Jacopo Pesaro presentato a San Pietro da papa Alessandro VI e Ritratto di una dama e di sua figlia, riconosciuto come Milia ed Emilia, un’opera dalla storia non meno interessante.

Il dipinto fu realizzato da Tiziano all’inizio del 1550 e lasciato incompiuto. Dopo la morte avvenuta nel 1576, il figlio di Tiziano, lo sciagurato Pomponio, fece ridipingere il soggetto come Tobiolo e l’angelo, valutandoe più alta la possibilità della vendita di un’opera a tema religioso. Nel 1581 il dipinto fu acquistato da Cristoforo Barbarigo e nel 1850 entrò nella collezione dello zar Nicola I.

Successivamente gran parte della collezione dello zar fu venduta e finì dispersa. Tobiolo e l’angelo riapparve negli anni venti del secolo scorso, quando fu acquistato dal mercante d’arte francese René Gimpel, che fu arrestato dai nazisti e morì in un campo di concentramento in Germania. Solo dopo una lunga ricerca i figli riuscirono a ritrovare le opere. Nel 1948, grazie una fotografia a raggi X, fu rivelato il ritratto sottostante di una giovane che guardava teneramente la madre. Il restauratore Alec Cobbe, assieme a un team di storici dell’arte e di scienziati, si avventurò in una complessa campagna di restauro e, dopo quasi vent’anni impiegati per rimuovere lo strato di pittura sovrastante, il ritratto che era rimasto celato per secoli fu riportato alla luce.

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