Inteatro da tempo ci ha abituato ad appuntamenti di altissimo livello ponendosi quale luogo –tanto più da queste parti d’Italia, nella provincia, dove si fa davvero fatica ad assistere a produzioni importanti– di resistenza e di innovativa proposta creativa, oltre che di spazio privilegiato di informazione. Prosegue infatti nell’edizione 2007 la politica vincente del Festival, che unisce una programmazione fatta di nomi importanti e internazionali alle molteplici attività di produzione, formazione, ospitalità e promozione dirette a valorizzare nuovi talenti. Le attività più recenti in questo senso sono i programmi residenziali IFA_InteatroFestival Academy e Perform_A, entrambi attivati nel 2006 con l’obiettivo di creare una rete -fatta di scambi tra artisti, operatori ed enti culturali- della Performing Art e di tutte le discipline teatrali.
Numerosi gli eventi in calendario che ospitano artisti affermati: dalla performance Las sin tierra – 7 intentos de cruzar e estrecho della coreografa e attrice indipendente spagnola Rosa Casado, che riflette attorno ai concetti fondamentali e problematici di identità e abitabilità, a Il viaggio di Girafe di Roberto Abbiadi, rappresentazione costruita attraverso affascinanti invenzioni teatrali. Da Realidades Avanzadas, spettacolo di critica politica della compagnia Conservas, fondata e diretta da Simona Levi, a Prossime Aperture di Andrea Rivera, che propone una performance eclettica con monologhi, video-interviste e canzoni dissacranti. Da Perpetuum, spettacolo di danza della DanceCompany di Belgrado centrato sul tema del viaggio, a Spettacolo sintetico per la stabilità sociale, suggestiva rappresentazione realizzata dalla compagnia romana Santasangre che utilizza il video, il suono digitale e le immagini olografiche per raccontare la visione di una società futura immobilizzata e sistemica, oppressiva ed omologante.
E poi, ancora, Peep sorrow di Dalija Acin, che solleva interrogativi sulla sessualità, il voyeurismo imperante e il confine labile e confuso tra pubblico e privato; ed Energia/Utopia, azione teatrale del Teatro della Biosphera che affronta tematiche ambientali.
Splendido e degno di una nota particolare soprattutto l’intervento dei berlinesi Nico And The Navigators, ispirato all’avventura di Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio, e alle osservazioni dell’etnologo Clifford Geertz come spunti di riflessione attorno agli inarrestabili e problematici processi di globalizzazione.
Il progetto più interessante proposto quest’anno dal Festival è stato, senza ombra di dubbio, The people, un live-expanded-cinema che ha trasformato l’intero paese, compresi gli abitanti, rispettivamente nel set e nei protagonisti di un reality. Un progetto firmato dal regista newyorkese Caden Manson e dal Big Art Group, presentato in anteprima mondiale. Attraverso riprese simultanee di accadimenti quotidiani e di sollecitazioni provocatorie studiate a tavolino e tutte live, Caden Manson crea un cortocircuito irriverente e stimolante di linguaggi tra teatro, video e tecniche digitali. Ciò che ne esce è una felice miscela di azione teatrale, film, improvvisazione, che concorre a confondere i confini tra la realtà e la sua rappresentazione. L’utilizzo degli abitanti del paese, di attori professionisti e dei musicisti post-punk newyorkesi –l’ex LunaChicks Theo Kogan e Sean Pierce della band Theo and the Skyscrapers, che a fine spettacolo ha concluso la serie degli avvenimenti di Inteatro con un live concert di altissima intensità– dimostra la non convenzionalità e il trattamento sperimentale e trasversale adottato dal regista quale sua particolare cifra stilistica.
Eccentricità, trasversalità, grande duttilità di metodo e d’operatività sono tutte caratteristiche di The people che, traendo spunto e attraversando l’Orestea di Eschilo e filtrandola dalle letture di Pier Paolo Pasolini e del sociologo Chris Hedges, si sofferma su quel terreno scivoloso che guarda alla problematicità dei processi comunicativi e relazionali.
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Redazione Exibart
arteatro è una rubrica a cura di piersandra di matteo
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