Il silenzio lascia incertezza sull’avvenuto inizio dello spettacolo. Da tre grandi pannelli inizia un gioco di ombre, incerte forme quasi d’embrione vanno e vengono, s’evolvono ingrandendosi, scompaiono. Lentamente si percepisce la presenza di un corpo femminile, vero motore scenografico, percezione che diventa certezza negli istantanei tagli nella tela che riveste i pannelli fatti da mani, seni, gambe, volti. Vagiti di presenza, schegge di corporeità che acquistano nel lento scorrere del tempo sempre maggior peso, fino alla completa epifania esplorata nel buio dalla luce di flebili torce. E’ questa prima parte di Loom, intenso lavoro della compagnia di Manuela Rastaldi, uno dei momenti più suggestivi del festival Oriente Occidente, giunto quest’anno alla sua 24° edizione. Nonostante un avvio al di sotto delle aspettative –le danze in verticale sotto la cupola di Botta della compagnia di Amelia Rudolph, che ha registrato comunque il tutto esaurito- anche quest’edizione è riuscita a portare a Rovereto (e sedi decentrate del festival) compagnie internazionali dalle proposte alquanto differenziate.
Sepolti oramai da anni gli spettacoli della danza orientale più tradizionale e folkloristica, all’altra metà del pianeta è stato riservato anche quest’anno un unico spettacolo. E dire che Folding, lavoro della compagnia del cinese Shen Wei, è stato uno degli spettacoli più apprezzati ed entusiasmanti dell’intero festival: un metafisico e atemporale sogno d’oriente, in cui i danzatori, talvolta sdoppiati oniricamente nella loro fisica presenza, si muovono con una lentezza estrema s’un raffinato fondale scenografico astratto.
Di tutt’altro genere il doppio spettacolo di Louis-Philippe Demers e Bill Vorn, dove a “danzare”, con tutta la loro ferruginosa pesantezza, sono dei macchinari-robot. Un meccano-dinamismo alla Tinguely, più legato all’hardness della meccanica che a
Il corpo come medium espressivo è stato al centro dello spettacolo di Laura Corradi, unico appuntamento dedicato alla danza italiana, mentre la messa in scena del quotidiano, delle sue passioni e dei suoi piccoli, patologici drammi, caratterizza il lavoro del brasiliano Guilherme Botelho.
Una retrospettiva è stata quest’anno dedicata al coreografo Bud Blumenthal. I suoi quattro spettacoli, tutti d’ispirazione letteraria, rivisitano l’Odissea di Omero, l’Ulisse di Joyce e alcune brevi liriche giapponesi.
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