Betty Apple, Signals from future
Un volto si mescola e si ibrida con altri volti, umani e animali. È il risultato di un video prodotto con un programma di intelligenza artificiale che racconta di un mondo – futuro – dove le barriere non esistono: tutto è fluido, senza delimitazioni né esclusioni. Realizzata dall’artista Betty Apple, l’opera è Signals from future e un suo frame è stato scelto come immagine guida del Santarcangelo Festival 2021. L’importante e longevo appuntamento romagnolo celebra i suoi 50 anni d’attività dimostrandosi, ancora una volta, una manifestazione centrale nel panorama dell’arte contemporanea a tutto tondo.
L’edizione “Futuro Fantastico (Il movimento) Festival mutaforme di meduse, cyborg e specie compagne”, che avrà luogo dall’8 al 18 luglio, è in realtà l’atto finale di un programma che dura da un anno e che, a causa della pandemia, ha dovuto subire molte metamorfosi, adattandosi di volta in volta alle restrizioni e alle opportunità. Insomma, come il camaleontico Zelig di Woody Allen, ci si è dovuti reinventare e ricalibrare più volte, ma sempre sotto il segno dell’ascolto, della cura, della libertà, della sostenibilità e dell’interdipendenza. Questi alcuni dei sostantivi ribaditi durante la conferenza stampa del 10 giugno, momento nel quale si è presentato il programma e si è dato spazio alle riflessioni sul presente e sul futuro.
L’ultimo anno ha portato con sé grande incertezza e proprio per questo il Festival vuole ripartire dall’arte, per costruire un immaginario prossimo dove un mondo come quello raccontato dall’artista Betty Apple è possibile. Questo grande progetto è stato guidato dai fondatori di Motus, Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, compagnia nomade e indipendente che dagli anni Novanta coniuga l’arte a un grande impegno civile.
Il programma che concretizzerà questo appuntamento artistico è ricco, articolato e all’insegna della sperimentazione. Tra le iniziative, si segnala “How to Be Together” a cura di Chiara Organtini, ovvero la creazione di un villaggio ecosostenibile nell’area già rigenerata del Parco dei Cappuccini. Si tratta di una residenza per un gruppo di 50 partecipanti che potranno avere accesso ai laboratori tenuti da Jozef Wouters e Bart Van den Eynde, Lotte van den Berg/Building Conversation, Riccardo Benassi, Ingri Fiksdal e Valentina Pagliariani. Sarà un momento in cui ci si porranno tante domande ma si cercheranno anche altrettante risposte, alla ricerca dell’equilibrio per una coabitazione tra noi umani e la nostra terra. D’altronde è la medesima domanda che sta dirigendo, contemporaneamente, l’esposizione della Biennale d’Architettura: “How will we live together?” (Ne abbiamo parlato qui).
E ancora, eventi performativi, percorsi sulla crisi climatica e sulla fine dell’Antropocene, scenari fantascientifici, film, interventi site-specific, spettacoli, celebrazioni per il cinquantenario: saranno dieci giorni che abbonderanno d’arte e di cultura, per cui rimandiamo al sito ufficiale per una panoramica più dettagliata.
Il futuro dipenderà quindi dalla nostra capacità di mutare forma. Non resta che chiederci: un mondo dove le barriere non esistono, dove tutto è fluido, senza né delimitazioni né esclusioni è possibile?
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