Beverly Pepper, ACTIVATED PRESENCE, 2001. Foto di Auro e Celso Ceccobelli
Dopo la serie di opere realizzate dall’artista statunitense Beverly Pepper per Todi, culminate con l’inaugurazione dello scorso 14 settembre del primo parco monotematico di scultura contemporanea in Umbria e il primo dell’artista nel mondo, e dopo l’opera ambientale pensata per il Parco del Sole di L’Aquila, anche Terni potrà godere della sua arte. Questa volta davvero. E nonostante il grande ritardo.
Sì, perché dopo quindici anni dall’annuncio da parte del Comune di Terni e dal presunto avvio dei lavori per la collocazione di una scultura di Beverly Pepper nella prua dell’area ex Hawaii del centro cittadino, adesso il progetto si potrebbe davvero realizzare. E non per merito delle istituzioni locali. Anzi, a dirla tutta, Terni rischiava anche una causa da parte dell’artista per l’ingiustificata interruzione dei lavori, che è stata anche oggetto, di recente, di un’interrogazione in consiglio comunale.
Piuttosto, grazie alla ventata di ottimismo e vitalità portata proprio dal progetto di Todi, dove, invece, ha giocato un ruolo determinante la Regione Umbria, intercettando i preziosi fondi europei, e lo staff della stessa Beverly Pepper, deciso a dare seguito all’esperienza del Parco tudertino guardando più avanti e ragionando più in grande, pensando alla creazione di un parco nazionale diffuso di opere dell’artista, realizzato dalla creazione di una rete tra le diverse città in cui si trovano sculture. O dove si potranno trovare.
Da questo cantiere pronto ad essere avviato dalla Fondazione Beverly Pepper in Italia – il cui progetto è già stato presentato a Venezia con tanto di video di accompagnamento – scaturirebbe anche il completamento della scultura nella città di Terni che era stata commissionata a Pepper tanti anni fa ma non ancora compiuta, pur essendo già stata pensata e realizzata anche una versione prototipale. Riuscendo a unire gli elementi tipici dell’artista e caratteristici della città: cioè l’acqua e l’acciaio. La Fondazione avrebbe sondato il terreno a Terni trovando i presupposti per completare l’opera, ovvero, i fondi necessari per la sua realizzazione. A quanto pare la stessa Fondazione avrebbe trovato il partner ideale per finanziare l’operazione nella principale impresa della città. Un partner “d’acciaio”, potremmo dire.
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