Tiziano, Venere di Urbino, Gallerie degli Uffizi
È stato uno dei primi musei italiani a sbarcare su Tik Tok e, in generale, negli ultimi mesi ha fatto discutere gli addetti ai lavori per le sue “declinazioni” social, vedi lo scottante caso di Chiara Ferragni. Ma, questa volta, anche gli Uffizi hanno detto stop, anzi, precisamente, hanno diffidato Pornhub per aver usato senza autorizzazione e a fini commerciali le immagini dei capolavori della propria collezione. Qualche giorno fa, infatti, scrivevamo di “Classic Nudes”, un nuovo progetto lanciato dal gigante della pornografia online, dedicato alla scoperta dei capolavori della storia dell’arte di alcuni dei più grandi musei al mondo, commentati dalla pornostar Asa Akira con dovizia di particolari storiografici e, in alcuni casi, come la Maya Desnuda di Goya, nella collezione del Museo del Prado, e L’Origine del mondo di Gustave Courbet, al Museé d’Orsay, focosamente reinterpretati dalla coppia MySweetApple in una serie di video.
Tra le opere inserite nel progetto di Pornhub anche molti dipinti della collezione della Gallerie degli Uffizi, come La Nascita di Venere, di Sandro Botticelli, e la Venere di Urbino, di Tiziano, con tanto di mappa del museo. Solo che Pornhub non aveva chiesto il permesso per utilizzare né il nome del museo né le immagini delle opere d’arte, la cui concessone per la riproduzione e diffusione, soprattutto se a scopi commerciali, è regolamentata dal Codice dei beni culturali, articoli 106, 107, 108 e 109. La materia però è decisamente complessa e la norma arranca rispetto alla realtà quotidiana, soprattutto quando si naviga nel mare magnum online.
In ogni caso, una richiesta di concessione non è un atto poi così complicato da produrre ed è strano che un gigante come Pornhub, che in questa operazione è stato affiancato da Officer & Gentleman, nota società di viral advertising e brand content, non ci abbia pensato. D’altra parte, la piattaforma pornografica, che non è nuova a incursioni nel mondo dell’arte, è stata spesso al centro di polemiche anche per la sua politica di pubblicazione dei contenuti, da video di minori a casi di revenge porn. Bisogna dire però che, in questi drammatici e odiosi casi, la questione riguarda più gli algoritmi di controllo che gli interessi della piattaforma in sé, un po’ come nel caso della censura di Facebook sui dipinti di Rubens, solo all’inverso.
Chissà, questa delle immagini dei capolavori della storia dell’arte utilizzati senza permesso potrebbe anche essere stata una miccia messa in un deposito di fuochi d’artificio, per far esplodere il caso e la discussione. Ma questa è solo un’ipotesi. Pruderie a parte, agli Uffizi questa appropriazione non è piaciuta affatto e hanno fatto sapere che procederanno d’ufficio. Stessa reazione da parte del Louvre, che ha dato compito ai suoi legali di istruire una pratica in merito. Per il momento non si hanno notizie da parte degli altri musei coinvolti probabilmente con le stesse modalità poco chiare: il d’Orsay di Parigi, il MoMA di New York, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra.
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