Categorie: Attualità

I vincitori del Turner Prize per una raccolta fondi artistica a favore di Beirut

di - 13 Agosto 2020

Non si può dire che gli artisti siano rimasti nella loro torre eburnea, in questo 2020 di grandi sciagure. Abbiamo avuto modo di scrivere di molte campagne di raccolta fondi a sostegno di ospedali e associazioni sanitarie impegnate nella cura del Covid-19 e la solidarietà si è mossa anche per dare una mano alla gestione dell’emergenza di Beirut, colpita dall’immane sciagura della scorsa settimana.

Il 4 agosto 2020, una grande esplosione nel distretto portuale della capitale del Libano ha ucciso circa 160 persone, ferendone altre 6mila e devastando intere aree della città, comprese molte gallerie d’arte e studi d’artista, che si trovavano proprio nella zona nei pressi del porto, nel vivace quartiere di Gemmayzeh.

Marfa Gallery dopo l’esplosione

Tra le gallerie coinvolte direttamente dall’esplosione, anche nomi di primo piano, come Sfeir-Semler, Mark Hachem, Marfa e Opera Gallery, ospiti abituali delle fiere più importanti al mondo. Chiaramente quando le fiere si tenevano, prima del covid. Tra le vittime, anche diversi personaggi della comunità artistica, come Firas Dahwish, che faceva parte dello staff della Agial Art Gallery, e l’architetto Jean-Marc Bonfils.

E così molti tra gli artisti più influenti attualmente in circolazione hanno deciso di dare una mano alla ricostruzione della vita culturale e sociale di Beirut, attivando una campagna di raccolta fondi. «È una fortuna che ci sia una comunità artistica dinamica e diffusa nel mondo, che si è precipitata per aiutare», ha dichiarato Sfeir-Semler ad Artnet. E infatti le gallerie, da parte loro, non sono rimaste con le mani in mano. Sui rispettivi siti internet, sono state diffuse le fotografie – suggestive e terrificanti – delle conseguenze dell’esplosione sui loro spazi, raccontando visivamente il lungo e laborioso processo di ricostruzione che li attende.

Tra gli artisti che si sono mossi, anche i vincitori del Turner Prize 2019, per la prima volta assegnato a tutti i quattro finalisti, Helen Cammock, Oscar Murillo, Tai Shani e Lawrence Abu Hamdan, che è rappresentato proprio da Sfeir-Semler. Per il momento, hanno raccolto già 60mila dollari, donando due stampe in edizione limitata per la raccolta fondi Art Relief 4 Beirut, organizzata dall’artista olandese Mohamad Kanaan.

E si tratta anche di stampe di un certo significato storico, visto che sono le prime opere realizzate a otto mani dai vincitori congiunti del Turner. La prima stampa, in un’edizione di 50 al prezzo di 275 dollari, è andata esaurita in un’ora, la seconda stampa, in un’edizione di 150, è in vendita ancora a 275 dollari a pezzo. I pagamenti vengono effettuati direttamente alla raccolta fondi di Impact Lebanon e alla Croce Rossa libanese. Finora, 26 artisti hanno contribuito alla raccolta fondi, inclusi i libanesi Ali Cherri, Omar Khouri e Tamara El Samerraei. Da venerdì scorso sono stati raccolti più di 77mila dollari.

Sfeir-Semler dopo l’esplosione

Ad attivarsi per una raccolta fondi a favore di Beirut anche Walid Raad, che vive a New York da anni ma che è nato in Libano. Raad ha scelto di appoggiarsi all’organizzazione no profit belga Mophradat, che distribuirà la totalità dei fondi direttamente alla comunità artistica di Beirut, evitando quindi l’intervento dei canali governativi, sui quali gravano fortissimi sospetti di corruzione.

Sfeir-Semler dopo l’esplosione

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