Categorie: Attualità

In una chiesa di Roma c’è un angelo che assomiglia un po’ troppo a Giorgia Meloni

di - 31 Gennaio 2026

Dopo il celebre Ecce Homo di Borja, passato alla storia come “Monkey Jesus”, e una lunga teoria di Madonne, santi, volti sacri e agnelli mistici usciti dai restauri con espressioni più adatte a un meme che a una cappella, l’iconografia cristiana torna a far discutere. Questa volta però il corto circuito non riguarda tanto l’ingenuità tecnica di restauratori poco affidabili quanto una somiglianza fin troppo riconoscibile: un angelo “contemporaneo” apparso nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, il cui volto, dopo un recente intervento, richiama quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in modo giudicato da molti fin troppo evidente.

Il caso è esploso nelle ultime ore, dopo che alcuni osservatori hanno notato come uno dei due angeli collocati sopra il busto di Umberto II di Savoia presenti tratti decisamente poco “atemporali”. Dove prima c’era un volto generico, ora compare un cherubino dai lineamenti inequivocabilmente attuali. Non un’interpretazione simbolica, né una citazione colta, quanto un’espressione che sembra appartenere più all’attualità politica che alla tradizione iconografica.

L’angelo al centro delle polemiche si trova in una cappella laterale, in fondo a destra entrando in chiesa, un’area tutt’altro che marginale nel percorso simbolico dell’edificio. Qui è custodito un importante crocifisso ligneo e, sulla parete, il busto di Umberto II di Savoia, scolpito dopo la morte dell’ultimo re d’Italia dallo scultore bulgaro Kiril Todorov.

A prescindere dalla qualità della singola opera restaurata e dall’opportunità della sua tutela, è necessario considerare il contesto, che è quello di una memoria storica fortemente connotata, in cui la dimensione religiosa si intreccia con quella politica e istituzionale. Il cherubino restaurato regge un cartiglio su cui è raffigurato lo Stivale italiano e fronteggia un secondo angelo che porge la corona al sovrano in esilio. Un impianto iconografico già carico di significati, che rende ancora più delicata l’introduzione di un volto percepito come contemporaneo, capace di alterare gli equilibri visivi e simbolici di un insieme monumentale pensato per sedimentare la storia, non per riflettere l’attualità.

Fondata secondo la tradizione nel IV secolo sulla domus della matrona Lucina, la basilica di San Lorenzo in Lucina è uno dei luoghi di culto più antichi e stratificati del centro storico di Roma. Consacrata ufficialmente nel 440 da papa Sisto III, la chiesa venne ricostruita in forme romaniche sotto papa Pasquale II e completata nel 1130, per poi essere profondamente trasformata nel corso dei secoli. Nel Seicento Cosimo Fanzago ne ridisegnò l’interno, riducendo le navate laterali a cappelle gentilizie, mentre un intervento ottocentesco, voluto da Pio IX, eliminò gran parte delle decorazioni barocche della navata, sostituendole con gli affreschi di Roberto Bompiani tuttora visibili.

Elevata a basilica minore nel 1908 da Pio X, San Lorenzo in Lucina conserva un patrimonio artistico e monumentale di straordinaria densità – dalla cappella Fonseca di Bernini al Crocifisso di Guido Reni sull’altare maggiore – e custodisce le tombe di figure centrali della storia culturale europea, da Nicolas Poussin a Pompeo Batoni. Una lunga continuità storica e simbolica che rende particolarmente sensibile ogni intervento sul suo apparato decorativo.

Come si può leggere nell’iscrizione recentemente apposta a “firma” del restauro – «Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV» – l’intervento contestato è stato realizzato da Bruno Valentinetti, 83 anni, che in parrocchia viene descritto come sacrestano e decoratore volontario. Secondo quanto emerso, Valentinetti avrebbe già lavorato in passato nella stessa cappella e in altri contesti decorativi, anche extra-ecclesiali. Lui respinge ogni accusa di intenzionalità politica e sostiene di aver semplicemente “ricalcato” un volto già esistente, risalente a un precedente restauro di circa 25 anni fa. «Ognuno ci vede quello che vuole», ha dichiarato, negando qualsiasi riferimento a persone viventi.

Una versione che però non placa le polemiche. Il punto, infatti, non è solo la somiglianza, che la stessa premier ha liquidato con ironia sui social, scrivendo di «Non somigliare decisamente a un angelo» – e chissà cosa avrà voluto lasciare intendere con questa frase – ma il metodo. In un bene tutelato, è legittimo un intervento che altera in modo così evidente il carattere di una figura decorativa? Chi ha autorizzato il restauro e con quali criteri scientifici e storico-artistici?

La disciplina del restauro è definita in modo puntuale dall’articolo 29, comma 4, del Decreto Legislativo 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio. Nel caso specifico, anche qualora l’opera oggetto dell’intervento non fosse direttamente vincolata – magari per ragioni cronologiche oppure per la non identificabilità dell’autore, qui indicato come ignoto – l’azione riguarda comunque un bene inserito in un contesto architettonico tutelato dal Codice. Si tratta dunque di un intervento che deve essere preventivamente comunicato e autorizzato dalle Soprintendenze competenti.

I progetti di restauro, inoltre, devono essere redatti e condotti da professionisti qualificati, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Dal 2018, le figure del restauratore e del tecnico del restauro di beni culturali sono infatti riconosciute come professioni regolamentate, con requisiti formativi e abilitanti specifici, a garanzia della correttezza metodologica e scientifica degli interventi sul patrimonio storico e artistico.

Riguardo al restauro, in un comunicato la Diocesi di Roma precisa che sia la Sovrintendenza che l’ente proprietario, il FEC – Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno, oltre che l’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un’azione di restauro «Senza nulla modificare o aggiungere», sull’affresco in questione che, tra l’altro, è di recente fattura, risalente all’anno 2000. «Pertanto la modifica del volto del cherubino è stata un’iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti», continuano dalla Diocesi, specificando che «Il Vicariato si è impegnato ad approfondire la questione con il parroco monsignor Daniele Micheletti e a valutare eventuali iniziative».

Le reazioni non si sono fatte attendere. Esponenti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto l’intervento immediato del ministro della Cultura Alessandro Giuli e della Soprintendenza, parlando di una possibile violazione del Codice dei beni culturali. La soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, ha dato incarico ai funzionari tecnici del MiC di effettuare oggi stesso un sopralluogo. Al centro delle richieste: una verifica sulla regolarità dell’intervento e, se necessario, il ripristino dello stato precedente. Dall’altro lato, Fratelli d’Italia ha liquidato la vicenda come un’ossessione dell’opposizione, arrivando a ironizzare sul «Sesso – o sul volto – degli angeli».

Micheletti, parroco di San Lorenzo in Lucina, ha assunto una posizione più pragmatica, riconoscendo una certa somiglianza ma minimizzando e ricordando che, nelle chiese, non mancano busti e figure che ritraggono personaggi tutt’altro che santi. Se però lo scandalo dovesse crescere, ha dichiarato, l’opera potrebbe anche essere rimossa.

In ogni caso, come già accaduto a Borja, anche qui l’opera rischia di vivere una seconda vita, virale e mediatica, del tutto sganciata dal contesto originario e sollevando interrogativi sul rapporto tra tutela, potere e immaginario contemporaneo.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Alla galleria Noero la mostra di Mario García Torres rilegge il Messico rivoluzionario

Fino al 14 febbraio 2026 la Galleria Franco Noero di Torino ospita Oils, la personale di Mario García Torres: una…

31 Gennaio 2026 16:00
  • Mercato

Il Perugino della Galleria Nazionale dell’Umbria vola a New York

Un prestito istituzionale senza precedenti porta a Manhattan un capolavoro del Rinascimento italiano. Sarà in mostra da Sotheby’s, nella settimana…

31 Gennaio 2026 15:38
  • Mostre

Joana Vasconcelos dialoga con Valentino nella nuova mostra da PM23 a Roma

Lo spazio PM23 della Fondazione Garavani Giammetti presenta una mostra di Joana Vasconcelos: l’artista portoghese dialoga con le creazioni di…

31 Gennaio 2026 15:00
  • Arte contemporanea

La storia di Valie Export e Ketty La Rocca è scritta con il corpo

Due artiste femministe, protagoniste dell’arte concettuale negli anni ‘60 in Europa, che hanno scelto il corpo come strumento di espressione…

31 Gennaio 2026 12:30
  • Arte contemporanea

Andy Warhol, ritrovati film inediti degli anni Sessanta: la proiezione al MoMA

Scoperti e sviluppati dopo 60 anni, i film inediti di Andy Warhol raccontano la Factory, la vita quotidiana dell’avanguardia newyorkese…

31 Gennaio 2026 11:30
  • Progetti e iniziative

Un piccolo borgo calabrese rinasce grazie all’utopia di Tommaso Campanella

Nel restaurato Convento dei Domenicani di San Giorgio Morgeto, prende forma un ambiente immersivo dedicato alla figura e al pensiero…

31 Gennaio 2026 10:40