La Galleria d’Arte Nazionale Borys Voznytskyi di Lviv, il più grande museo d’arte in Ucraina, ha deciso di reinstallare le opere delle sue collezioni, diffuse tra 18 sedi e messe al sicuro allo scoppio della guerra con la Russia. «Putin ora ha l’obiettivo di trasformare il popolo ucraino in un popolo anonimo», ha dichiarato al New York Times il direttore del Museo, Taras Voznyak che, negli anni ’80, ha fatto parte di gruppi intellettuali dissidenti nei confronti della politica dell’URSS. «Per dimostrare che siamo vivi, abbiamo aperto diverse filiali».
Con oltre 62mila opere d’arte francesi, tedesche, olandesi, fiamminghe, ucraine, italiane, polacche e ucraine, di autori come Wojciech Gerson, Gerrit van Honthorst, Tiziano, Sofonisba Anguissola, Francisco Goya e Peter Paul Rubens, la Galleria Voznytskyi è il museo più grande in Ucraina. Nel 2012, il Dipartimento di Arte Italiana della Galleria Nazionale d’Arte Borys Voznytsky Lviv ha acquisito gratuitamente una serie di opere realizzate da artisti contemporanei, nell’ambito delle “Giornate d’Italia in Ucraina”, progetto promosso dalla Camera di Commercio Italiana in Ucraina. Hanno partecipato 15 artisti contemporanei italiani che hanno donato circa 30 dipinti.
Voznyak ha spiegato che la sede principale della Galleria, situata nello storico Palazzo Lozinsky, potrebbe riaprire al pubblico entro il prossimo mese e che l’istituzione sta pianificando anche una serie di mostre online. Voznyak ha aggiunto anche che vorrebbe costruire spazi espositivi sotterranei per consentire l’esposizione delle opere anche in tempo di guerra.
Fin dalle prime avvisaglie della guerra, all’inizio del 2022, i musei ucraini si sono precipitati a nascondere le loro collezioni – anche in Italia sappiamo che il Ministero della Cultura aveva diffuso una circolare ai nostri musei pubblici, con le linee guida per la salvaguardia delle opere – per paura non solo dei bombardamenti e della distruzione ma anche delle spoliazioni e dei furti. Timori che, secondo quanto riportato anche dall’UNESCO, si sono rivelati fondati: più di 50 sarebbero infatti i siti di interesse storico, artistico e culturale danneggiati o distrutti, tra cui il Museo d’arte di Kuindzhi e il complesso commemorativo dell’Olocausto di Babyn Yar, oltre 250 le istituzioni culturali colpite e migliaia i manufatti saccheggiati, tra i quali anche i tesori dell’impero scitico conservati nel Museo di storia locale di Melitopol. Proprio in queste ultime ore, secondo quanto riportato dall’agenzia Ukrinform sul suo canale Telegram, il Monastero di San Giorgio della Santa Dormizione di Svyatogorsk, nell’Ucraina orientale, sarebbe stato colpito da un missile russo. Risalente almeno al 1526 e appartenente al Patriarcato di Mosca, l’Eremo è stato usato come rifugio dai civili in queste settimane di guerra.
E ora, come gesto di resistenza, la Galleria Nazionale ha deciso di rimettere in esposizione i suoi preziosi beni, che prima erano stati nascosti. In una delle sezioni del museo inutilizzate, gli artisti Vlada Ralko e Volodymyr Budnikov si sono rifugiati in queste settimane, realizzando una serie di opere sulle condizioni di vita durante la guerra. I loro lavori sono stati quindi donati al museo. «Queste opere sono state create in questi momenti, in questo palazzo», ha continuato Voznyak, «È arte vivente», nel vero senso della parola.
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